1° marzo 1896: La battaglia di Adua

Sono passati 128 anni dalla battaglia di Adua, quella che fu la più grave sconfitta militare patita da un esercito europeo in Africa. La battaglia costò migliaia di vite e fermò per diversi anni l’occupazione italiana di terre di altri popoli nel Corno d’Africa ma, analizzando quelle vicende possiamo riconoscere alcune gravi storture del sistema italiano, dal capitalismo che scarica le “bad company” sul tesoro pubblico, all’improvvisazione e alla faciloneria, l’imbroglio agli etiopi o forse agli italiani stessi con il “trattato di Uccialli”, la vendita di armi ad altri popoli che poi vennero usate contro i soldati italiani. Le vicende del colonialismo sotto il tricolore italiano cancellano il mito degli “italiani brava gente”. La volontà di potenza e di dominio di altri popoli fu potente nelle classi importanti italiane e continuò sia con governi eletti che durante il regime fascista.

Per le vicende legate ad Adua consigliamo il romanzo di Carlo Lucarelli “Albergo Italia[1]” che racconta di un’indagine nelle terre della colonia italiana dell’Abissinia, come veniva chiamata all’epoca, svolta nel 1999 dal capitano dei Carabinieri Colaprico e dal suo aiutante indigeno, il carabiniere zaptiè[2] Ogbà, chiamato lo Sherlock Holmes africano.


[1] Carlo Lucarelli, Albergo Italia, edizioni Einaudi – stile libero2014;

[2] Zaptiè era il nome con cui venivano indicati i membri dei Carabinieri reclutati tra le popolazioni indigene delle colonie italiane dell’Africa; 

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