Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa nostra, Onorata Società… una storia

Articolo di Maurizio Gatti (continua dall’articolo precedente)

Il 29 marzo 1973 il mafioso Leonardo Vitale si presentò negli uffici della Squadra Mobile di Palermo e, dichiarando di essere in una crisi mistica, raccontò il proprio rito di iniziazione, parlò di Totò Riina, Vito Ciancimino, Pippo Calò. Rivelò l’esistenza della commissione, accusandosi di due omicidi e un tentato omicidio. 

In base alle sue dichiarazioni vennero arrestate 40 persone, successivamente scarcerate e assolte per insufficienza di prove. Vitale invece venne condannato e dichiarato totalmente incapace di intendere e volere. Fu inviato al manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) da dove venne scarcerato nel mese di giugno 1984. Il 2 dicembre venne assassinato con due colpi di lupara mentre tornava dalla messa domenicale. 

Il Giudice Istruttore di Palermo, Giovanni Falcone, gli rese omaggio nella sentenza di rinvio a giudizio per il maxiprocesso con queste parole: “Scarcerato nel giugno 1984, fu ucciso dopo pochi mesi, il 2 dicembre, mentre tornava dalla messa domenicale. A differenza della Giustizia dello Stato, la mafia percepì l’importanza delle sue rivelazioni e lo punì inesorabilmente per aver violato la legge dell’omertà. È augurabile che, almeno dopo morto, Vitale trovi il credito che meritava e che merita”. 

Il 16 aprile 1978 il capo dei capi di cosa nostra palermitana Giuseppe Di Cristina, assediato dai corleonesi, iniziò a raccontare ai Carabinieri la struttura di cosa nostra e la guerra scatenata da Riina e Liggio. Venne assassinato il 30 maggio 1978.

Per leggere l’articolo completo e le altre news aderisci all’associazione Stay Behind.

Archivio notizie