Auguri di Natale 2018

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Pordenone, lì 24 dicembre 2018

Carissimi Amici,

devo purtroppo ammettere che, a Roma, ci sono forti dubbi in quegli ambienti nei quali avrebbero dovuto regnare soltanto certezze che riguardano il coraggio, la lealtà, l'onore, lo spirito di sacrificio ed il rispetto degli ordini superiori di noi civili che abbiamo deciso di arruolarci nella rete italiana legittima, ripeto legittima, del sistema di reti "Stay Behind Nets" della "NATO".

Forse la verità sulla nostra storia è stata "distorta", nell'anno 1990 e successivi, dal fiume di parole scritte e diffuse dai giornalisti attraverso i mass media quando venivamo contattati per ascoltare non quello che avevamo da raccontare noi che eravamo stati gli unici protagonisti, ma per avere conferme sulle diverse versioni già pubblicate e scaturite dalla loro personale fantasia stranamente e inutilmente complicata, oscura, cervellotica e tortuosa.

Onde evitare che qualcuno non sia ancora completamente informato sulla realtà della nostra storia, ritengo che fare un breve riassunto serva a noi, soci effettivi, per rivivere quei momenti di vita "militare" parallela, aggiunta a quella civile, e a voi, soci aderenti, per avere una versione esatta dei fatti che sono culminati con la grave immeritata ingiustizia che è stata perpetrata nei nostri confronti dal tradimento della riservatezza da parte di chi ci aveva arruolato.

Inoltre serve anche per richiamare alla memoria di tutti le vicende vissute dai popoli europei nel periodo che andava dal 1940 al 1945 compreso.

Al termine del secondo conflitto mondiale, la situazione degli stati europei protagonisti delle battaglie combattute era molto ingarbugliata.

Al termine delle ostilità non prevaleva un'atmosfera di gioia e felicità complete ma circolava anche una fredda tolleranza fra i quattro alleati vincitori del conflitto ed i popoli che dovevano sopportare ancora la presenza ingombrante delle truppe occupanti.

Un famoso giornalista inglese, del quale non ricordo il nome, aveva chiamato, in modo molto appropriato, quel periodo di spavento e di tensione "Guerra Fredda".

E questa sua definizione si riferiva soprattutto all'ansia ed alla preoccupazione sofferte dai popoli europei a partire dalla fine della guerra.

Le alleate potenze vincitrici del conflitto si sono trovate schierate su due fronti in quanto l'Unione Sovietica, ha sempre costituito uno scomodo alleato.

Infatti, dopo oltre duemila chilometri percorsi ad inseguire i tedeschi già sconfitti a Volvograd (Stalingrado), una volta raggiunta la Germania, pretendeva assurdamente il riconoscimento dei suoi meriti in misura maggiore di quello dei suoi alleati.

In questo frangente l'Italia era una Nazione che, per il 50 % della durata del conflitto non era da considerare fra i possibili vincitori, mentre, per l'altro 50 % era valutata, per il 25 %, come le potenze sconfitte e per l'altro 25 % forse ancora degna di sedere fra quelle vincitrici avendo avuto il conforto ed il sostegno di coraggiosi partigiani non comunisti che si sono notoriamente schierati soltanto con gli alleati.

E nelle zone in cui gli italiani erano riusciti a cacciare momentaneamente i tedeschi, hanno instaurato un regime di nuova democrazia che ha lasciato un profondo segno positivo nel cuore della gente per avere amministrato i cittadini, indipendentemente dalla loro personale idea politica, con somma riconosciuta equità e rispetto.

Questa storia convulsa, inconsueta e movimentata, sul finire della guerra, ha determinato, in Italia, una fratricida e sanguinosa battaglia finale fra italiani che nel cuore avevano due diverse patrie: l'Italia e l'URSS.

Battaglia che, ovviamente, era combattuta qui nel Nord, ed in modo particolare:

  • da tedeschi e fascisti contro le truppe alleate e contro i partigiani italiani che prendevano ordini da Mosca;  da partigiani italiani, che prendevano ordini, armi, munizioni e rifornimenti dagli alleati, che combattevano contro i tedeschi, i fascisti;
  • da partigiani osovani (friulani) che combattevano contro i tedeschi, i fascisti, i soldati e i partigiani titini, e contro i partigiani italiani che prendevano ordini da Mosca ed, infine, combattevano soprattutto, con il motto "pai nestris fogolars", per il loro ritorno nei loro paesi liberi e senza occupanti stranieri.

Nella primavera del 1945, la guerra in Europa era finita ma, fra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, due dei quattro alleati vincitori, la conseguenza dei gelidi rapporti impediva contatti sereni e distesi.

Questa situazione di insopportabili tensioni poteva assurdamente anche far scoppiare una guerra da un momento all'altro.

Nel 1949, fra dodici nazioni del blocco occidentale, fu firmato il Patto Atlantico il cui motto era: "Lo scopo della NATO è di tenere dentro gli americani, fuori i russi e sotto i tedeschi".

All'interno di questo Patto, come già detto, fu costituita l'Organizzazione segreta di difesa e di resistenza post bellica denominata "Stay Behind Nets" che ha istruito e preparato dei coraggiosi e convinti patrioti che avrebbero dovuto ostacolare, con l'istruzione ricevuta, l'avanzata delle truppe sovietiche nel caso che avessero iniziato ad invadere la loro doppia Patria: il piccolo Friuli e la grande Italia.

L'Italia, che era bloccata da contrasti politici interni durissimi procurati dalla numerosa presenza di socialisti e comunisti al parlamento, riuscì ugualmente ad inserirsi fra le Nazioni cofirmatarie di detto patto.

Essendo tornata, fra gli USA e l'URSS, l'atmosfera che di solito precede una guerra, non si capiva perché la Russia continuasse a creare tutta una serie di provocazioni pericolosissime che non avevano alcuna giustificazione di esistere perché anche le sue generali condizioni post belliche non erano né serene né floride.

In questa situazione, nell'Europa occidentale, la necessità di avere una organizzazione militare segreta, collegata in ambito "NATO" con tutte le altre Nazioni del Patto appena firmato, perfettamente in grado di collaborare nel contrastare e ritardare una eventuale invasione dell'esercito sovietico, era molto gradita, desiderata ed attesa come una ulteriore forza armata utile, anzi, indispensabile per la difesa della Pace.

* * *

Fra l'anno 1989 e l'anno 1991 il destino ha fatto in modo che la sorte dell'Unione Sovietica e quella della "Struttura Militare Segreta" sorta all'interno della NATO", cioè la rete italiana della "Stay Behind Nets", volgessero al termine quasi contemporaneamente.

La fine della storia dell'Unione Sovietica è iniziata il 9 novembre 1990 a seguito delle prime picconate demolitorie sulla cortina di ferro (a Berlino era costituita da un muro) da parte del popolo della Repubblica Democratica Tedesca ed è finita il 26 dicembre 1991.

Esattamente il giorno dopo che il Presidente Gorbaciof aveva rassegnato le proprie dimissioni ed il Parlamento dell'Unione Sovietica ha dichiarato ufficialmente sciolta questa "federazione di stati" ponendo così termine di fatto anche alla "Guerra Fredda".

L' "Operazione GLADIO", denominazione che racchiudeva tutta l'attività della rete italiana, fu invece sciolta, in modo improvviso, il 27 novembre 1990 per ordine del Ministro della Difesa, e tutti noi civili siamo stati congedati con comunicazione scritta che ci ringraziava del servizio prestato in modo esemplare e assolutamente a titolo gratuito.

Tutte le attività istruttive ed il continuo nostro aggiornamento, che iniziò nel 1960 circa come già accennato, furono purtroppo sciolte senza giustificazioni il 27 novembre 1990.

Finiva, per noi, l'insieme di tutto ciò che costituiva ed era inerente alla nostra attività.

E a seguito di questo evento inaspettato, il sistema delle reti "Stay Behind", ovviamente segreto, è stato forzatamente sciolto anche in tutte le altre Nazioni che collaboravano in ambito "NATO".

* * *

Parliamo ora di noi "gladiatori", come ci hanno definito i professionisti della stampa, e di tutta la loro lunga esperienza.

Innanzi tutto voglio ricordare come sono finito, e come me tante altre persone decise e convinte di fare la scelta giusta, a far parte di una struttura militare di compatrioti e di eroi, pronti a dare la vita per contribuire eventualmente a combattere contro il nemico invasore per la liberazione della nostra Patria in un momento in cui poteva essere invasa improvvisamente.

L'Italia, pur avendo firmato il Patto Atlantico nel 1949, soltanto nel 1956 è entrata ufficialmente nella organizzazione della "Stay Behind Nets" costituendo ufficialmente la rete italiana della stessa organizzazione "NATO".

Così anche noi siamo entrati nell'attività difensiva e di resistenza nel caso in cui truppe sovietiche avessero superato il confine di Stato.

La nuova "rete difensiva", per essere all'altezza del suo compito, aveva certamente bisogno di ampi spazi di movimento e numerosi ed adeguati fabbricati di vari tipi.

E' stato subito individuato un piccolo golfo (sì proprio così: solo cielo, terra e mare) incorniciato da un bordo sopraelevato in direzione delle retrostanti montagne e da due costoni di roccia laterali che terminavano, anzi terminano, a ferro di cavallo sul mare azzurro. Dalla strada principale, dalla quale non si vede il mare, si accedeva al terreno da un viottolo con forte pendenza che scendeva fino alla battigia.

Fu costruita subito, in quel luogo ameno, una completa base per un appropriato addestramento qualitativo e quantitativo per uomini che dovevano essere inseriti in una struttura militare specializzata per compiti di difesa e di resistenza.

Il tutto avveniva a pochi chilometri da una grande città dotata anche di regolare aeroporto che è compreso nella prima metà della classifica degli aeroporti italiani per traffico commerciale e per numero dei passeggeri.

La grande base, resa agibile intorno al 1950 circa, aveva come denominazione di copertura un nome attinente un'attività prettamente militare e cioè "Centro Addestramento Guastatori".

Era completa di molti servizi come l'aeroporto per piccoli aerei, la pista per gli elicotteri, un comodo attracco per modesti natanti, il poligono di tiro, quello per gli esplosivi, un'ampia area cespugliosa per le esercitazioni notturne, il complesso di aule d'insegnamento con uffici, camere a due letti con servizi abbinati, cucina moderna, sala da pranzo comoda e spaziosa, magazzini ampi e ben asciutti utili all'attività che vi si doveva svolgere, oltre ad altri vani adibiti al tempo di svago ed al riposo mentale (biblioteca).

Era coordinata da un numeroso corpo di istruttori molto preparati, ben addestrati e sufficientemente tolleranti nei nostri confronti che, comunque, eravamo sempre quarantenni non sempre ben allenati.

Il riuscire ad entrare in questa avventura, che ci preparava a difendere la Patria se si fosse trovata in pericolo di invasione, non era neanche dipeso dal fatto che dovevamo superare un esame o un corso speciale riservato al quale qualcuno ci aveva nascostamente indirizzato.

Noi siamo stati casualmente individuati tra la gente comune da chi era del mestiere (personale dei servizi) e quindi era abituato a fare questo tipo di ricerche; oppure perché c'era stata una precisa segnalazione relativa ad una determinata persona che poteva avere le caratteristiche richieste per essere messa alla prova.

Individuata la o le persone idonee a sostenere un colloquio diverso dai soliti commenti sulla politica, sullo sport o su altri argomenti di normale amministrazione; superata la fase della identificazione e del contatto diretto o indiretto, veniva invitato a cena da un comune amico nella sua abitazione o in una trattoria alla presenza di altre persone (tutte del giro).

Sul finire della serata, l'amico invitante, dopo un ampio giro di parole appropriate e attinenti l'argomento, rivelava la ragione per la quale c'era stato questo invito.

L'invitato, dopo il consueto momento di stupore a cui seguiva un veloce giro della testa per rivedere bene tutti i volti dei presenti, con la massima calma chiedeva, cortesemente di avere ulteriori notizie in merito prima di decidere.

Il gioco era fatto e, di solito, la serata si concludeva con un altro arruolamento convinto e, in molti casi, anche desiderato.

Non era raro il caso in cui molte persone, pochi giorni prima del congedo dopo il periodo di leva, si sentiva aprire l'argomento "arruolamento" da parte del superiore militare che aveva avuto tutto il tempo di esaminare e giudicare il soggetto.

Superata senza ripensamenti l'adesione all'arruolamento, veniva fissato il giorno per la pronuncia della promessa solenne, giorno nel quale "noi" promettevamo di adempiere al compito richiesto apponendo la nostra firma su un foglio classificato "segretissimo", e "loro" promettevano di tutelarci "ponendo in atto il più rigido sistema di sicurezza per la difesa del segreto arruolamento e la tutela delle persone organizzate assicurando a queste ultime assiduo appoggio e tempestiva protezione".

Quel giorno arrivò anche per me, fui convocato in un determinato luogo e fui informato di tutto. Ovviamente, anche confortato dalla presenza di amici affidabilissimi, accettai l'offerto arruolamento, quindi finimmo tutti la giornata in trattoria.

Eseguito l'arruolamento, ero arruolato nella "Organizzazione Militare Speciale" che era alle dipendenze dirette del "SISMI", che era collegato con le altre omologhe strutture di comando appartenenti agli altri stati dell'ambito "NATO".

Ovviamente ero stato informato delle cose basilari, ma non conoscevo nomi, luoghi, unità militari, gradi, simboli o distintivi.

Pian piano però tutto mi fu noto in poco tempo.

* * *

Mi era stato detto che dovevo scegliere un nome di copertura, che rimaneva segreto, e i commilitoni mi dovevano chiamare con il nome di battesimo fornito al momento della presentazione.

Quando giungevamo alla base ci toglievamo tutto quello che avevamo addosso e ci vestivamo con indumenti esclusivamente militari, compresa la immancabile tuta mimetica.

Al termine del corso (quindici o sette giorni), si faceva il contrario, iniziando a restituire il quaderno dove avevamo scritto gli appunti, poi tutti gli indumenti militari e riprendevamo tutti i nostri abiti civili.

Si veniva trasportati, con auto e/o pulmini non targati "EI", in vicinanza di stazioni ferroviarie o dell'aeroporto, per il ritorno a casa, e ciascuno rientrava per suo conto.

Nel territorio ove risiedevamo, per ordini superiori, si effettuavano le esercitazioni, organizzate anche con altre reti, che potevano durare anche molte ore della notte.

Al termine, se non c'era la convocazione del capo rete, ognuno rientrava a casa facendo in modo di non essere visto. La successiva riunione della rete ci veniva comunicata con qualche giorno di anticipo (c'erano vari modi per farlo senza dare nell'occhio) e si riprendevano le esercitazioni con qualsiasi tipo di tempo meteorologico, in zona di aperta campagna controllata da costante pattugliamento per evitare incontri indesiderati.

* * *

E qui devo ricollegarmi a precedenti argomenti esposti qui sopra per fare, consentitemi, una importantissima precisazione obbligatoria che riguarda lo scioglimento della "Operazione GLADIO", avventura finita male e troppo presto.

Lo scioglimento della "Struttura Militare Speciale" è avvenuto non per fatti o mancanze attribuibili a noi civili arruolati ma, a causa di riprovevoli e censurabili comportamenti scorretti verificatisi all'interno della "Centrale", cioè il Comando della la rete italiana.

E qui mi corre l'obbligo di elogiare un Ufficiale della Centrale che si è sempre distinto per educazione, per zelo e per rispettoso comportamento con noi: l'Ammiraglio di Squadra Fulvio Martini.

E' stato un vero gentiluomo, un uomo di parola, un ufficiale la cui sincerità ed il cui coraggio lo hanno accompagnato fino al termine della sua vita, incurante di ciò che avrebbero potuto dire i suoi "colleghi" circa il suo bonario comportamento con noi.

Se andate a vedere il nostro sito (www.stay-behind.it), in prima pagina, sopra la bandiera italiana, ci sono delle parole, che qui riporto, che ci sono state rivolte da questo grande Ufficiale che in quel periodo era anche Direttore del "SISMI":

#@#

LA PATRIA VI DEVE MOLTO E NON VI HA DATO NULLA. FINO A CHE NON SI RICORDERA' DI VOI, ABBIATE ALMENO LA CERTEZZA DI ESSERE STATI UOMINI IN UN MARE DI PECORE

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La prima parte della nostra assemblea di autentici patrioti, fatta a Fogliano Redipuglia il 14 novembre del 1993, era iniziata molto bene anche per il numero degli intervenuti. Il successivo 04 febbraio 1994 abbiamo fondato, qui in Friuli Venezia Giulia, la "Associazione Italiana Volontari Stay Behind" perché la storia non si dimentichi che c'eravamo anche noi civili, segretamente ma legittimamente arruolati ed altamente preparati, a sorreggere lo sforzo bellico degli alleati nella malaugurata circostanza di una invasione militare alla fine degli anni.

Eravamo partigiani, cioè patrioti istruiti, preparati e pronti ad iniziare in ogni momento la nostra attività clandestina ad invasione avvenuta.

Saremmo stati attivati con segnali radio e da quel momento il pericolo sarebbe diventato il nostro mestiere principale, soprattutto dopo la firma del "Trattato di Varsavia" che aveva dato più consistenza alle forze dell'armate sovietiche.

Ma nulla di questo, fortunatamente, è successo ed una piccola parte di questa "pace fredda" la si deve anche a noi, silenziosi e preparati partigiani che, in caso di necessità, avrebbero dovuto combattere al fianco delle omologhe truppe della "Stay Behind Nets" e in abbinamento a quelle alleate regolari delle altre nazioni europee, con compiti speciali e pronti a dare la propria vita per la riconquista della libertà.

* * *

Bene, facciamo in modo che oggi nessuno si dimentichi (ed in modo particolare i patrioti politici) che all'epoca c'eravamo anche noi, non come prezzolati ma come sinceri genuini e convinti patrioti che hanno continuato ad istruirsi ed esercitarsi per un lungo periodo di tempo e sempre gratuitamente.

E così come abbiamo accettato di prestare gratuitamente il servizio militare segreto supplementare nel periodo di "attesa", che è durato molti anni, così la legge, che abbiamo scritto e presentato con l'aiuto di parlamentari patrioti cioè uomini onesti, corretti, pronti a mettere in gioco la propria vita, la legge, dicevo, sottolinea ed evidenzia nuovamente la tassativa "esclusione di qualsiasi effetto ai fini retributivi, previdenziali e assistenziali".

Il fenomeno "Operazione GLADIO" è stato un periodo che non si può e non si deve dimenticare. Fa parte della nostra storia, della storia italiana che, qualche volta, è riuscita anche ad invertire i tempi degli eventi.

Noi siamo stati, ad esempio, istruiti e preparati per essere pronti ad intervenire ancor prima che gli episodi di guerra si verificassero.

* * *

Carissimi amici, io sono qui a scrivervi per ricordare sempre, a voi e a tutti gli altri italiani, che siamo esistiti e una nazione che si ritenga civile, non può dimenticare questo periodo lunghissimo durante il quale oltre seicento persone hanno avuto, segretamente, una particolare istruzione militare che regolarmente hanno esercitato in mezzo a liberi cittadini italiani, per lunghi anni, senza che qualcuno di loro se ne sia mai accorto.

* * *

Fra poco riprenderemo i contatti con gli ambienti parlamentari romani dopo aver verificato che la calma è ritornata e che la nostra sorte è sempre costantemente seguita da quei politici che, fino ad oggi, hanno dimostrato, per diversi anni, serietà, onestà, convinzione e sincero patriottismo.

Tanti di noi, cioè degli oltre seicento coraggiosi e patriottici cittadini italiani, sono già deceduti sul loro letto, ma il loro ricordo di "ex segreti soldati italiani" che hanno prestato regolare e legittimo servizio militare speciale, non deve assolutamente andare perduto, non deve assolutamente essere dimenticato.

Se un loro erede legittimo desidererà avere un tangibile ricordo del proprio predecessore, grazie alla legge di cui sopra, potrà ottenere l'attestazione ufficiale della sua appartenenza alla rete italiana della "Stay Behind Nets" presentando una semplice richiesta di avere la certificazione ufficiale rilasciata dall'attuale Ministero della Difesa.

Questa possibilità e facoltà di essere ricordati dai loro eredi semplicemente richiedendo di ricevere l'attestato, come tutti gli altri loro commilitoni viventi, è un gesto di alta civiltà che la nostra società non potrà e non dovrà mai dimenticare, ad iniziare da coloro che oggi rappresentano il popolo italiano in tutte le più alte istituzioni italiane sia che si trovino in Italia e sia che si trovino all'estero.

Un caloroso abbraccio a tutti.

Ad maiora, semper.

Il Presidente
Antonio Sanviti