CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

CAPITOLO 3

LA STORIA DI GLADIO

3.1 Dal 1951 al 1966: le origini e il primo periodo

Le prime iniziative furono assunte nel 1951. L'8 ottobre 1951 il capo del SIFAR, generale Umberto Broccoli, inviò al capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Efisio Marras, un pro-memoria intitolato «Organizzazione informativa-operativa nel territorio nazionale suscettibile di occupazione nemica» (si veda allegato 1).

Secondo il capo del SIFAR occorreva far sì che in caso di occupazione del territorio nazionale fosse immediatamente attivabile una rete di resistenza capace di fornire informazioni, sabotare gli impianti dell'occupante e fornire assistenza e «vie di fuga» ai militari rimasti dietro le linee nemiche.

All’inizio degli anni '50, con la guerra di Corea, i rapporti tra i due blocchi erano divenuti assai tesi, al limite della rottura. Il problema di creare una rete di resistenza, da lasciare «indietro» qualora i Paesi dell'Europa occidentale fossero stati occupati. dalle forze del Patto di Varsavia, era avvertito come concreto e impellente.

Già la Gran Bretagna aveva organizzato strutture simili, non solo sul suo territorio ma anche in Olanda e Belgio. La Francia aveva fatto lo stesso nei territori tedesco ed austriaco, con ramificazioni nella Germania orientale e in Polonia. Quanto agli Stati Uniti, si aveva percezione che i servizi informativi americani stessero pianificando la costituzione di una rete di gruppi clandestini nell’Italia del Nord, nel quadro delle iniziative previste dalle direttive del National Security Council per fronteggiare il pericolo di una caduta dell’Italia sotto il dominio comunista (si veda nota 1).

«Si tratta - scriveva il generale Broccoli - di predisposizioni complesse, costose, lunghe e perciò urgenti». L’urgenza, nel caso italiano, era tra l'altro accentuata dalla necessità di anticipare l’intervento statunitense, così da giungere ad organizzare la rete
post-invasione sotto il controllo delle autorità italiane. Per questo motivo il capo del SIFAR chiedeva di essere autorizzato ad individuare sette ufficiali da inviare immediatamente presso la
Training Division dell'lntelligence Service britannico per esservi addestrati. Nel pro-memoria inviato a Marras, Broccoli riferiva che della necessità di dar vita alla rete di resistenza clandestina aveva parlato, fin dal luglio 1951, con i capi dei tre servizi di informazione d'Arma (SIOS - Servizi di informazioni operative e di sicurezza) e con i capi di Stato Maggiore della Marina e dell’Aeronautica, ed
aggiungeva che aveva chiesto loro di fornirgli ufficiali capaci di assumere gli incarichi previsti
. I corsi in Gran Bretagna erano già stati. prenotati e sarebbero cominciati il 15 novembre 1951 per concludersi il 12 febbraio 1952. La collaborazione con gli inglesi andava tuttavia considerata alla stregua di «un contributo limitato nel tempo e nella misura», dovendosi invece privilegiare un più stabile e solido legame con il servizio americano.

A seguito dell’addestramento presso il servizio britannico - che peraltro non risulta aver avuto luogo - uno degli ufficiali prescelti (il colonnello dell'Aeronautica Felice Santini) avrebbe dovuto assumere le funzioni di coordinatore generale della costituenda rete, mentre. gli altri sei avrebbero diretto le branche operative: informazione, sabotaggio, propaganda, comunicazione, cifra, esfiltrazione. Ad ogni capo-branca

sarebbe spettato il compito di reclutare, con l'aiuto degli organi periferici del SIFAR, i rispettivi «capi-rete» e gli «agenti», fino a raggiungere un massimo di 200 unità. Il personale da arruolare andava scelto in modo che per età, sesso ed occupazione avesse «buone possibilità di sfuggire all'internamento o alla deportazione da. parte del nemico». Era previsto che l'addestramento dei 200 uomini fosse completato entro un anno. La rete, in sostanza, avrebbe dovuto essere pronta all’inizio del 1953.

Il 7 aprile 1952 un membro del servizio britannico, Peter Frazier, indirizzò al capo del SIFAR una lettera in cui lo metteva a parte dell’avvenuta costituzione, su invito e per iniziativa del SACEUR (Supreme Allied Commander Europe), di un comitato di pianificazione

composto dai rappresentanti dei servizi segreti di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il compito di. tale comitato, approvato dallo Standing Group dello SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers .

 Europe) e ufficialmente costituito nell’agosto 1951 con il nome di Clandestine. Planning Committee (CPC) , consisteva nel fornire al SACEUR un supporto nel campo delle operazioni speciali e dei servizi di intelligence.  Nel raccomandare allo Standing Group la formale costituzione del CPC, il SACEUR aveva indicato la necessità di affiancare ai tre membri «fondatori» i rappresentanti dei servizi degli altri Paesi NATO. Pertanto la presidenza del CPC (assunta a turno dal generale Haydon per la Gran Bretagna, dal colonnello Betts per gli Stati Uniti e dal colonnello Barlier per la Francia) aveva convenuto di invitare il responsabile del servizio italiano ad una riunione convocata per il 7 maggio 1952 a Parigi, all’epoca sede dello SHAPE, al fine di discutere la posizione dell'Italia nei confronti del nuovo Comitato. Tale ·invito era appunto contenuto nella lettera inoltrata a firma di Frazier, segretario pro-tempore del CPC.

La notizia dell'avvenuta costituzione del CPC contrariò i vertici militari italiani, dato che l'eventuale inserimento dell'Italia nel nuovo Comitato non sarebbe avvenuto in condizioni di parità con i tre membri permanenti.

Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Marras, autorizzò il capo del SIFAR, Broccoli, a partecipare alla riunione di Parigi, con l'ordine però di non riconoscere il nuovo organismo e di non assumere impegni a riguardo.

Il 7 maggio 1952 il generale Broccoli si recò a Parigi accompagnato dal già citato colonnello Santini. La decisione di non aderire al CPC fu comunicata agli alleati. Confermando la scelta già maturata in occasione delle offerte britanniche di collaborazione, il SIFAR proseguì così lungo la strada di un legame esclusivo con il servizio informazioni statunitense, rifiutando ogni sorta di accordo multilaterale con le altre potenze aderenti alla NATO_

Quando nel 1953 ebbe inizio l’acquisizione dei terreni su cui sarebbe stata costruita la base di Capo Marargiu, vicino ad Alghero, e quando nel 1954 i lavori furono avviati, con il finanziamento della CIA e sotto la direzione del colonnello Santini, ciò avvenne in forza di un accordo bilaterale tra servizio informazioni italiano e servizio informazioni statunitense. Accordo, com’è noto, «ufficialmente» perfezionato nel novembre 1956, allorché i lavori di edificazione della base. in Sardegna stavano per essere conclusi (si veda nota 2).

Il l° ottobre 1956, in previsione dell’imminente passaggio alla fase operativa della programmazione stay-behind, fu costituita all'interno dell’Ufficio «R» del SIFAR (l’Ufficio «Ricerche all’estero», con compiti di spionaggio) la sezione SAD (Studi ed addestramento), suddivisa in quattro gruppi, uno dei quali specificamente incaricato di tenere i contatti con il servizio americano.

L’accordo del 28 novembre 1956 (si veda allegato 2) intervenne dunque quando già da un paio di anni i due servizi avevano stabilito i lineamenti generali dell'operazione ed erano state predisposte le prime strutture organizzative.

L'operazione «Gladio» emerse per la prima volta con questo nome nell'incontro del 18 ottobre 1956 tra i rappresentanti del SIFAR (colonnello Giulio Fettarappa Sandri, maggiore Mario Accasto) e i rappresentanti della CIA (Bob Porter, John Edwards).

Sin da questa prima riunione furono adottate particolari procedure relative alla elaborazione e trasmissione della documentazione riguardante l’organizzazione Gladio. Di ogni documento ufficiale (registrazione di accordi, verbali di riunioni, memorandum) si dispose la redazione in duplice versione - italiana ed inglese - e in un massimo di quattro copie. Gli atti in tal modo prodotti vennero classificati con la dicitura «Gladio», seguita da un numero progressivo.

L'intestazione «Gladio/1» fu riservata al documento datato 28 novembre 1956 dal titolo «Una rielaborazione degli accordi fra il servizio informazioni italiano ed il servizio informazioni americano relativi all’organizzazione e all’attuazione della rete clandestina postoccupazione italo-statunitense». L’approvazione italiana del testo redatto dal servizio americano fu comunicata dal rappresentante SIFAR nella riunione de129 novembre 1956, nel corso della quale fu anche stabilito di fissare l’entrata in vigore dell'accordo a partire dal giorno precedente, 28 novembre 1956.

Tra le carte della 7a Divisione del SISMI pervenute alla Commissione si trovano due versioni italiane del documento «Gladio/l », differenti soltanto nel titolo. Una versione (alla quale si fa comunemente riferimento nell’ambito della documentazione ufficiale Gladio e che risulta essere la stessa inviata alla Commissione dal Presidente del Consiglio dei ministri, in data l° marzo 1991) traduce l'espressione inglese «restatement of agreements» con «rielaborazione degli accordi»; nell’altra versione il titolo viene semplicemente (e infedelmente) tradotto con il termine «accordo».

Oltre al testo di «Gladio/1» sono stati .rinvenuti altri 111 atti appartenenti alla raccolta dei documenti. ufficiali dell’operazione Gladio. Tra questi vanno segnalati i verbali del Gladio Committee la struttura italo-statunitense costituita allo scopo di pianificare lo sviluppo della branca italiana della rete stay-behind (si veda nota 3).

Il «Comitato Gladio» (o «Commissione Gladio») fu inizialmente composto da 11 membri (8 italiani e 3 statunitensi) e si riunì ad intervalli irregolari tra il 1956 e il 1973. Nel primo biennio si ebbe la maggiore concentrazione di incontri, mentre a partire dal 1964 (anno di ingresso del SIFAR nell'Allied Clandestine Committee - ACC) le riunioni del Committee cessarono, sostituite da contatti sporadici e informali.

I temi trattati nel corso di tali incontri variarono in ragione delle «fasi di sviluppo» dell’operazione. Nel triennio 1956-1958 l'ordine del giorno consistette principalmente nella discussione dei problemi relativi alla costituzione e all’avvio dei centri addestramento di Capo Marargiu (CAG) e Olmedo (centro trasmissioni). Gli argomenti più frequentemente affrontati riguardarono i finanziamenti e la trasmissione di pubblicazioni e materiali addestrativi. Le questioni relative alla struttura generale dell'organizzazione e al reclutamento del personale esterno furono egualmente trattate, ma con minore urgenza (specialmente da parte italiana). L'interesse del SIFAR era infatti soprattutto rivolto al problema dell’utilizzazione dei centri di addestramento per finalità interne al servizio.

Oltre che dalla scarsa sollecitudine nel procedere al reclutamento del personale esterno, la tendenza italiana a prendere tempo per conformare quanto più possibile l’operazione Gladio alle proprie specifiche esigenze operative si può anche rilevare dalla proposta di anticipare la formazione dei nuclei di guerriglia rispetto al più generale programma di reclutamento. L’esigenza del SIFAR era di assicurare la cooptazione nell'ambito della struttura stay-behind della preesistente

unità clandestina «Stella Alpina», nata in Friuli dopo lo scioglimento dell’Organizzazione «O». La stessa necessità, più volte affermata, di nominare un capo organizzatore per la zona settentrionale si può dire tagliata su misura per la figura di Aldo Specogna, responsabile della «Stella Alpina» e prima ancora membro della «O» (si veda nota 4).

Dinanzi alle resistenze del «servizio collegato», manifestatesi sotto forma di frequenti richiami ad un uso delle strutture di Gladio prioritariamente finalizzato alla comune pianificazione, il SIFAR difese la necessità di integrare nella rete clandestina le formazioni di guerriglia già operanti, facendo presente come i compiti ad esse affidati fossero del tutto coerenti con i presupposti del programma stay-behind in quanto rivolti al «controllo e neutralizzazione delle attività comuniste» (documento Gladio/41, 3 dicembre 1958).

Malgrado dunque le sollecitazioni americane, solo alla fine del 1958 si cominciarono ad affrontare i problemi relativi al reclutamento del personale esterno da impiegare nella rete post-occupazione (si veda nota 5).

Fino a quel momento si era unicamente proceduto a selezionare, tra il personale interno, quanti avrebbero potuto svolgere il compito di «addestratori». A tale scopo, dal 9 ottobre al 15 novembre 1957, sei appartenenti alla SAD avevano seguito negli Stati Uniti un corso di addestramento sulle attività stay-behind, accompagnati dal rappresentante ClA nel Gladio Committee, Bob Porter.

È soltanto a tre anni di distanza dalla «rielaborazione degli accordi», nell’estate del 1959, che concretamente ebbe inizio la ricerca e la selezione del personale stay-behind. Ancora nel 1961, escludendo le due già costituite unità "Stella Alpina» e "Stella Marina», il personale esterno addestrato ammontava appena a 35 elementi.

Ed è appunto nel giugno del 1959 che il SIFAR (Ufficio «R» Sezione SAD), di concerto con il servizio americano, stila la prima relazione organica sui progressi fino a quel momento realizzati e la invia al nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Aldo Rossi.

La relazione (si veda allegato 3) riassumeva innanzitutto gli scopi della struttura. La rete stay-behind era stata creata per il caso che si fosse determinata in Paesi NATO una situazione di emergenza «ad opera di sovvertimenti interni o, di forze militari di invasione».

Ne erano derivate diverse predisposizioni: «alcune sul piano NATO, altre sul piano nazionale». Sul piano interno era cominciata la formazione di una rete basata su di una doppia struttura:

un primo livello, formato da elementi destinati a «durare» nel territorio occupato, quindi non. facilmente individuabili in quanto «insospettabil, raccolti in nuclei e suddivisi per specializzazioni operative; un secondo livello, costituito da unità di guerriglia di pronto impiego (UPI) da rendere subito attive alle spalle del nemico come vere e proprie bande partigiane.

La struttura clandestina era organizzata su quaranta nuclei operativi: 6 informativi, 10 di sabotaggio, 6 di propaganda, 6 di evasione e fuga, 12 di guerriglia. I reparti di pronto impiego erano articolati invece in cinque unità, ciascuna identificata con un nome convenzionale: Stella alpina, Stella marina, Rododendro, Azalea, Ginestra.

Il centro di Capo Marargiu doveva costituire, oltre che la principale struttura addestrativa, la base operativa «ultima» della rete, da tenere anche in caso di occupazione della penisola. Se poi anche la Sardegna fosse stata occupata, il Comando si sarebbe trasferito in Inghilterra, in una base già predisposta a Idlewood.

Lo scopo indicato della rete era quello di tutelare i territori e le popolazioni che «dovessero conoscere loccupazione e la sovversione». Andava creata «una leva di lungo braccio» e di grande portata per incoraggiare la liberazione del territorio e per «ristabilirvi i poteri legali e le istituzioni legittime».                  .

Il documento del 1°  giugno 1959 è molto importante, perchè vi sono esposti senza mascheramento gli obiettivi di fondo che si volevano perseguire: mantenere l’Italia all'interno del sistema di difesa costituito dalla NATO e garantito dagli Stati Uniti, attraverso una struttura dipendente dal SIFAR. Questa dipendenza veniva giustificata con la necessità di evitare che «altre organizzazioni incontrollate o al servizio di interessi di partito» predisponessero autonomamente iniziative analoghe.

Nel corso degli anni '60 gli incontri ufficiali tra rappresentanti italiani e rappresentanti americani si fecero più rari e riguardarono. prevalentemente l’aggiornamento degli aspetti operativi. L'operazione sembrava procedere lungo le direttive stabilite: selezione, reclutamento e addestramento del personale esterno (utilizzando a tale scopo anche il

centro addestrativo di Cerveteri, che proprio in quegli anni fu potenziato in vista di un suo uso come succursale della base comune), costituzione delle strutture periferiche (Nuclei e UPI-Unità di pronto impiego), partecipazione ad esercitazioni internazionali, predisposizione ed occultamento nella zona di combattimento dei depositi di armi e materiali.

È in questo periodo che la rete clandestina prese concretamente forma. Nel corso del decennio furono reclutati circa 300 elementi esterni, suddivisi tra nuclei clandestini e unità di pronto impiego. Le armi e i materiali furono dislocati in zone strategiche dell’Italia settentrionale mediante depositi interrati (i 139 «Nasco», predisposti con quanto inviato dagli Stati Uniti tra il 1963 e il 1969) ed accantonamenti presso caserme dell'esercito e dei carabinieri (le cosiddette. «scorte speciali di copertura», formate già dal 1957 con le armi affidate dopo lo scioglimento della organizzazione «O» all'Ufficio Monografie del V Comiliter, di cui era responsabile il colonnello Aldo Specogna). Il programma addestrativo cominciò ad essere sistematicamente realizzato.

Tuttavia, proprio nel momento in cui la struttura prese a funzionare con regolarità, venne avvertita da parte americana la necessità di riconsiderarne finalità e sviluppi. La «svolta» fu sancita nel corso di una riunione tenutasi il 26 gennaio 1966. Nel verbale redatto al termine dell'incontro si trova scritto: «In connessione con l'attuale situazione internazionale (il rappresentante, del servizio americano) propone che il  progetto comune "Gladio", pur assicurando la conservazione e l'efficienza dell'organizzazione raggiunti, orienti la sua attività ad un programma che possa dar frutti sin dal tempo di pace e che offra attuali possibilità di valorizzazione quale quella che potrebbe ispirarsi alla dottrina della “insorgenza e controinsorgenza “» (si veda allegato 4 ). A tale scopo il servizio americano suggerì che qualche elemento del servizio italiano prendesse parte ad un corso sulle «operazioni di controinsorgenza» organizzato dalla U.S. Army Special Warfare School di Fort Bragg (North Carolina). Non è noto quale fu la risposta del servizio italiano. Agli atti risulta tuttavia almeno un'attività addestrativa dedicata alla programmazione di azioni di insorgenza e controinsorgenza, svoltasi presso Trieste tra il 15 e il 24 aprile 1966 e indicata come «Esercitazione Delfino» (si veda allegato 4-bis).

La riunione del 26 gennaio 1966 è l'ultima di cui vi sia traccia nella documentazione ufficiale Gladio. Nel 1971 e nel 1973 risulta ancora uno scambio di documenti, ma si tratta di comunicazioni relative a piani per  le trasmissioni radio. Si può quindi affermare che l'attività del comitato bilaterale incaricato di programmare lo sviluppo di Gladio si arrestò nel 1966, a dieci anni dalla sua costituzione, con una proposta di ristrutturazione avanzata da parte americana.