CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

CAPITOLO 3

LA STORIA DI GLADIO

3.3  Dal 1972 al 1976: la ristrutturazione

Il 1972 fu un anno gravido di avvenimenti per Gladio. Sul piano dei rapporti con il servizio americano si ebbe la revoca da parte statunitense dell'accordo del '56. Nell'incontro del 15 dicembre 1972, convocato per fare il punto sull'intesa italo-statunitense, i rappresentanti del servizio americano comunicarono infatti di non ritenere più validi i termini del restatement approvato sedici anni prima, e proposero di sostituirlo con un meno impegnativo «memorandum d'intesa» da ridiscutere annualmente .(si veda allegato 7).

L'affermarsi, sul piano dei rapporti militari tra Est e Ovest, di una strategia fondata sul ricorso al nucleare in quanto strumento di «risposta flessibile», aveva reso improbabile la prospettiva di un invasione di lunga durata dei territori appartenenti al Patto Atlantico e, quindi, aveva comportato una netta riduzione d'importanza della dottrina della «guerra non ortodossa». I presupposti stessi. della pianificazione stay-behind erano venuti meno, aprendo la strada ad un deciso ridimensionamento delle relative predisposizioni.

La politica seguita in quella fase dal servizio americano si orientò lungo due distinte direzioni: da un lato, il disimpegno dalla gestione diretta (anche finanziaria) della rete stay-behind con il trasferimento del controllo ai Comandi NATO, dall'altro, la rinegoziazione del rapporto privilegiato accordato all'Italia sulla base di una riconversione della rete per operazioni ed attività di controinsorgenza interna. C'è appena bisogno di ricordare che erano quelli gli anni dell'avvio del terrorismo su vasta scala e della crescita elettorale del PCI. Ed erano parimenti gli anni in cui venivano emergendo le responsabilità dei Servizi nelle più oscure storie della Repubblica.

La reazione italiana è nota solo in relazione al primo aspetto dell'intervento americano; ovvero alla presa d'atto del passaggio dell'operazione Gladio dall'orbita di un accordo bilaterale italo-statunitense all'ambito di una più vasta concertazione interalleata. La necessità di ricercare, sia pure tardivamente, una gravitazione «in ambito NATO» fu infatti accentuata quando il rapporto con gli Stati Uniti cominciò ad incrinarsi.

Commentando l'esito dell'incontro del 15 dicembre 1972, l'allora tenente colonnello Gerardo Serravalle (all'epoca capo della sezione SAD) scrisse, in un appunto dl 22 dicembre: «L'Accordo bilaterale Italia-USA non ha più alcuna validità perchè non più rispondente ai tempi attuali. Analogamente a quanto avviene per gli altri Servizi, le
predisposizioni "Gladio" dovranno essere autonomamente definite e f
inanziate dal nostro Servizio, nel quadro della cooperazione con gli altri Servizi dell'ACC. Gli USA, pertanto, cesseranno il finanziamento della "Gladio" (di fatto già avvenuto)».

Quanto invece alla richiesta di interventi «anti-sovvertìmento», agli atti si è potuto rintracciare soltanto un appunto, datato 4 dicembre 1972, in cui il colonnello Fausto Fortunato (capo dell'Ufficio «R») affermava che l'argomento, già in precedenza sollevato dal servizio statunitense, «non ha avuto alcun seguito sul piano delle predisposizioni organizzative». (si veda allegato 8).

Il venir meno del sostegno statunitense non fu tuttavia l'unico problema che segnò la storia di Gladio in quell'anno.

Il 24 febbraio 1972 fu casualmente ritrovato dai carabinieri di Aurisina uno dei «Nasco» occultati dall'organizzazione. Immediata fu la preoccupazione del SID di evitare che il materiale rinvenuto potesse essere collegato al servizio. Intervenendo presso i carabinieri, gli uomini del Sid riuscirono a bloccare le indagini e a provocare l'archiviazione dell'inchiesta condotta dall'autorità giudiziaria.

Il ritrovamento dei contenitori del «Nasco» di Aurisina fu una delle ragioni che convinsero il responsabile della SAD, Serravalle, della necessità ed urgenza di smantellare l'intera rete di nascondigli. L'altro motivo fu che Serravalle, appena nominato al comando di Gladio, volendo conoscere di persona ivari capi-nucleo della rete clandestina, si rese conto che una percentuale assai alta degli appartenenti a Gladio aveva della struttura un concetto quanto meno distorto e altamente pericoloso, in quanto la rete veniva concepita più in funzione di un'azione anti-comunista all'interno che anti-invasione all'esterno.

C lo indusse, quando pochi mesi più tardi vi fu l'incidente di Aurisina, a profittare dell'occasione per ordinare, con il consenso del generale Vito Miceli, capo del SID, l'immediato recupero dei materiali occultati e la smobilitazione di parte degli uomini arruolati (circa un centinaio). L'operazione (condotta all'insaputa dell'alleato americano, che si irritò non poco quando ne venne a conoscenza fu completata nel giugno 1973.

Dopo gli avvenimenti del 1972 Gladio si ritrovò dunque disarmata, priva dell'appoggio finanziario degli Stati Uniti, sensibilmente ridotta

nel numero degli aderenti attivi. La conseguenza di questa nuova situazione si potè presto misurare in termini di crescenti difficoltà sul piano del reclutamento, dell'addestramento e delle dotazioni materiali.

I rapporti annuali sullo stato dell'operazione, a cura della SAD, sono tutti caratterizzati, in questo periodo, da una preoccupata presentazione delle carenze organizzative della rete. Dal «Rapporto sulla situazione dell'Organizzazione S/B al 31 dicembre 1975», a firma dell'allora colonnello Paolo Inzerilli, capo della 5a Sezione - Ufficio «R», emerge che organici e reclutamento erano al di sotto delle reali necessità; l'attività addestrativa per il personale esterno veniva giudicata. insufficiente; la situazione dei materiali di armamento - dopo il definitivo ritiro delle «scorte speciali di copertura» - risultava precaria per la mancanza di una nuova pianificazione operativa e logistica; gli apparati radio erano considerati obsoleti e del tutto inadatti a garantire un efficace collegamento con gli agenti esterni (si veda allegato 9). La situazione era tanto critica da indurre a ritenere che, in caso di emergenza, Gladio non sarebbe stata in condizione di attivarsi.

Negli anni compresi tra il '72 e il '76 la struttura operò dunque a regime ridotto: le attività si ridussero ad un saltuario addestramento dei reclutati e alla partecipazione alle più importanti esercitazioni internazionali. Il morale dei partecipanti all'operazione veniva descritto, nei rapporti dell'epoca, come duramente provato dall'incerta collocazione operativa e dall'assenza di prospettive.

La situazione creatasi dopo il 1972 riconduce alla contraddizione tra la dichiarazione fatta. dal Presidente del Consiglio Andreotti alla Commissione il 3 agosto 1990, secondo cui appunto nel 1972 la struttura era stata smobilitata, e l'informazione contenuta nel documento trasmesso alla Commissione il 18 ottobre .1990, in cui veniva
ammesso che la struttura ancora nel 1990 era attiva ed operante.

Con ogni probabilità nella documentazione che il Presidente del Consiglio Andreotti chiese in quella occasione al capo di Stato Maggiore della Difesa (e non ai direttori dei Servizi o al CESIS - Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza), vi erano elementi che si prestavano a una lettura riduttiva di Gladio dopo il 1972.

È comunque un fatto oggi provato che nel 1972 prese avvio la trasformazione di Gladio da struttura creata per contrastare una invasione del nostro territorio sul confine nord-orientale a struttura prevalente informativa operante sull'intero territorio nazionale.

Tale trasformazione ha avuto tempi di realizzazione piuttosto lunghi.

Ma è questa la linea di tendenza che è venuta affermandosi, specialmente dopo che nel biennio 1974-76 la rete fu ristrutturata con l'eliminazione delle UPI, le unità che avrebbero dovuto operare «in superficie» con azioni di guerriglia, e con il potenziamento dei nuclei, le unità «sommerse» specializzate nell'esfiltrazione e nell'attività informativa.

Fu quello il momento, in sostanza, in cui si prese atto del dissolvimento della ipotesi dell'invasione esterna e si rafforzarono le «antenne» e i «sensori» interni.