CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

CAPITOLO 3

LA STORIA DI GLADIO

3.4  Dal 1977 al 1990: il dopo-riforma

Per la verità scopi di natura informativa erano presenti nell'ambito della struttura Gladio sin dalle sue origini, come attesta il documento del 28 novembre 1956 (Una rielaborazione degli accordi. .. »), costituente l'atto ufficiale di nascita della rete stay-behind in territorio italiano.

La componente informativa è sempre stata parte integrante delle predisposizioni relative alla costituzione della struttura clandestina post-occupazione. Sin dal loro primo apparire (Direttive di base emanate dal SACEUR, edizione 1968, si veda il già citato allegato 5) i piani per la «guerra non ortodossa» furono articolati in due distinti
livelli: le azioni affidate alla rete clandestina e le azioni affidate a reparti specialmente addestrati delle Forze Armate
regolari. In caso di invasione del territorio nazionale, il raccordo tra i due livelli doveva essere assicurato dall'attività informativa svolta dalle forze della resistenza presenti nei territori occupati a beneficio delle unorthodox military forces (UMF) chiamate ad intervenire dall'esterno.

A questo scopo, parallelamente alla realizzazione dei «nascondigli» per armi ed esplosivi, attorno agli inizi degli anni '60 si incominciò a predisporre una capillare rete per le trasmissioni radio, totalmente integrata - per modalità operative e caratteristiche tecniche - nel sistema militare americano di comunicazioni radio.

Il tipo di attività informativa prevista in questo genere di operazioni era, come logico, di natura essenzialmente militare. Alla rete clandestina era richiesto di far filtrare all'esterno delle zone occupate il maggior numero possibile di informazioni atte a preparare e guidare l'intervento delle forze di liberazione.

Le «notizie» che gli aderenti alla rete clandestina dovevano comunicare ai servizi collegati, perchè questi a loro volta le trasmettessero agli Stati Maggiori incaricati di condurre il complesso delle operazioni belliche, riguardavano in primo luogo l'entità e la dislocazione dei possibili obiettivi militari (truppe, comandi, installazioni) e quindi lo «stato» generale (anche psicologico) delle forze di occupazione.

È evidente che, per ragioni di omogeneità e completezza, la branca della struttura stay-behind impegnata nella raccolta di informazioni dovesse essere fatta oggetto di specifico addestramento. Di questo lavoro di istruzione si trova ampia documentazione (sinossi addestrative, programmi di corsi, schemi per la redazione di rapporti informativi) per il periodo compreso tra i primi anni '60 e la metà degli anni '70.

Non manca, in questo addestramento teorico, il riferimento alla raccolta di notizie relative ad aspetti anche civili; ma si tratta ancora di un settore limitato, prevalentemente mirato alla definizione di un quadro complessivo dei territori occupati, in funzione della scelta del

  momento più adatto per sferrare la manovra controffensiva (si veda nota 6).

Se questa era la situazione alla fine degli anni '60, gli avvenimenti del 1972 ebbero per effetto il profondo mutamento del ruolo attribuito proprio all'attività informativa nell'ambito della rete clandestina.

A fronte della grave condizione in cui versava l'intera organizzazione, la graduale attivazione di Gladio a fini informativi apparve la sola maniera, stante l'impossibilità (e, probabilmente, l'inutilità) di portare l'organizzazione a livello di reale efficienza operativa, di utilizzare la rete esistente per svolgere a costo zero attività immediatamente
p
roduttive ai fini del Servizio (si veda nota 7)

Questa linea di azione ha caratterizzato la gestione Inzerilli durante il suo intero corso (ottobre 1974- dicembre 1986), prima come capo della 5a Sezione - Ufficio «R» e poi come direttore della 7a Divisione.

Ed ha costituito il particolare «contributo» di Gladio alla stagione del «dopo-riforma».

Nel 1977 il Parlamento varò infatti la riforma dei servizi di sicurezza. Il SID, nato nel 1966 per sostituire il SIFAR, fu rimpiazzato da due nuovi organismi: il SISMI, competente in materia di sicurezza militare e il SISDE, destinato a garantire la sicurezza democratica.

In seguito alla riforma, la Sezione SAD che sovrintendeva a Gladio, sino ad allora incorporata nell'Ufficio «R» allo scopo di «accrescerne l'occultamento», divenne la 7a Divisione del SISMI.

Ed è appunto in questi anni che presso le strutture periferiche di Gladio venne diramato un dettagliato schema da impiegare come
traccia per la redaz
ione di rapporti informativi (si veda allegao 10). I sei punti su cui tale schema si articolava erano: popolazione, amministrazione, politica, economia, trasporti e comunicazioni.

Come si può notare, netta è la prevalenza di temi del tutto «civili» che hanno ben poca attinenza con la predisposizione di informazioni finalizzate ad operazioni militari (sia pure in un contesto di «guerra non ortodossa»), L'attenzione informativa è posta sulle biografie degli esponenti politici più influenti (dal livello locale a quello nazionale), su movimenti, associazioni, partiti e sindacati, su giornali, agenzie di informazione e agenzie di pubblicità, sugli organigrammi di industrie e categorie produttive.

A differenza del passato, questo schema non rappresentava solo uno strumento addestrativo: rispettando l'articolazione della traccia numerata, le strutture periferiche furono infatti invitate a produrre delle relazioni trimestrali.

Alcune di queste relazioni sono state rinvenute nell'archivio della 7a Divisione. Vi si trovano indagate, tra le altre, le situazioni politiche di Sassari, Porto Torres, Cervignano del Friuli e quella del "Corriere della Sera».

Appare in tutta evidenza come nel corso degli anni '80 l'impiego della rete per scopi informativi fu progressivamente esteso, e solo a fini interni.

Di ciò vi è traccia nell'appunto con cui Inzerilli, il 29 luglio 1982, rispondeva al direttore del SISMI, generale Nino Lugaresi, sconsigliando un impiego generalizzato del personale aderente alla Gladio per «attività particolari prima dell'emergenz, ritenendo tuttavia possibile «un eventuale impiego puntuale in aree o su obiettivi informativi particolari da definire previo esame congiunto con la 1a.Divisione (aree non coperte dai C.S., obiettivi particolari, eccetera)» (si veda allegato 11)(si veda nota 8).

Il rapporto del generale Inzerilli proseguiva segnalando «la necessità che un eventuale impiego» non comportasse «alcun contatto con elementi estranei alla 7a Divisione, che deve rimanere l'unico tramite tra fonti e 1a Divisione». La formula utilizzata, «eventuale impiego», sembrava indicare l'intenzione, da parte di Inzerilli, di glissare su quanto già predisposto per l'attribuzione a Gladio di compiti informativi.

Un ulteriore elemento che chiarisce i contorni della trasformazione subita dalla struttura Gladio nel corso degli anni '80 è fornito dalla costituzione, tra il 1985 e il 1987, dei Centri addestramento speciale (CAS) e del Gruppo operazioni speciali (GOS), entrambi inquadrati all'interno della 7a Divisione.

I Centri addestramento speciale (CAS) sono nati attorno alla metà degli anni '80, nell'ambito di un'ulteriore ristrutturazione dell'organizzazione. Sull'esempio dei due centri esterni già operanti - il «centro Ariete» di Udine, erede dell'Ufficio Monografie del V Comiliter, attivo dal 1957 sotto la guida prima di Specogna e poi di Cismondi, e il «centro Orione» di Roma, nato nel 1959 come base esterna operativa, strategicamente collocata al di fuori della sede istituzionale del Servizio - la Sezione addestramento speciale della 7a   Divisione è venuta attivando tre nuove sedi: il «centro Libra» a Brescia (1985), il «centro Pleiadi» ad Asti (1986) ed il «centro Scorpione» a Trapani (1987).

Le funzioni dei CAS avrebbero dovuto limitarsi all'addestramento del personale esterno dell'operazione Gladio e alle connesse predisposizioni operative. In realtà, a seguito di un pro-memoria del 17 febbraio 1987 (si veda allegato 12) a firma dell'allora direttore della 7a Divisione, tenente colonnello Luciano Piacentini, e con il benestare del direttore del SISMI, ammiraglio Fulvio Martini, i CAS furono ritenuti strutture «per le loro caratteristiche peculiari potenzialmente idonee a dare un proprio contributo informativo, in parallelo con la preparazione per il tempo di guerra».

Esplicitando le ragioni di tale idoneità, il pro-memoria chiariva che «d'attività informativa comunque esplicata dall'organizzazione S/B avrebbe caratteristiche particolari, non riscontrabili in altre strutture aventi compiti di raccolta, sia per l'elevata capacità di penetrazione negli ambienti di lavoro e sociali più diversi sia per l'estensione reale che potrebbe essere raggiunta nel tempo; inoltre, un limitato flusso informativo (anche se episodico e non finalizzato) dal personale esterno verso i capi centro è sempre esistito».

Al pro-memoria era allegato un prospetto da cui risultava la ripartizione dei compiti informativi affidati ai diversi centri: il «centro Ariete» di Udine doveva occuparsi di antiterrorismo, il «centro Libra» di Brescia di crimine organizzato, il «centro Pleiadi» di Asti di crimine organizzato e sicurezza industriale.

Nell'archivio della 7a Divisione sono state complessivamente   rinvenute otto informative, tutte intestate «centro Pleiadi» e firmate  «Omero» (nome di copertura del capocentro). Va tenuto tuttavia presente, secondo quanto affermato dal tenente colonnello Piacentini, che l'attività informativa relativa al terrorismo non è stata mai tradotta in documentazione scritta per ragioni di sicurezza.

Le informative rinvenute riguardano due distinti filoni di interesse: a) la sicurezza industriale nell'area torinese (con particolare riferimento all'Aeritalia); b) l’individuazione di due possibili fonti informative da utilizzare in Somalia, Etiopia e Mozambico.

Il Gruppo operazioni speciali (GOS), indicato anche come «nucleo K», fu creato attorno al 1986. L'iniziativa fu presa dal direttore della 7a Divisione, colonnello Inzerilli.

Il GOS risulta essere una struttura rigidamente compartimentata e dotata di forte autonomia operativa e gestionale. Tale autonomia è evidenziata dalla posizione che il GOS occupa nello schema allegato al documento «Ipotesi su una nuova struttura S/B» (si  veda allegato 13) gerarchicamente subordinato alla Sezione addestramento speciale, il Gruppo risulta del tutto indipendente rispetto ai tre livelli di organizzazione (verde, gialla, rossa) ipotizzati dal progetto di ristrutturazione.

 Il documento «Ipotesi di una nuova struttura S/B», .benché di incerta datazione, è sicuramente collocabile nella prima metà degli anni '80. L'occasione da cui trae spunto è, con ogni probabilità, la ripresa in ambienti ministeriali di una proposta di coordinamento delle forze, militari e non, assegnate alla «guerra non ortodossa» in ambito nazionale. Già avanzato in più occasioni, a partire dal 1969, il progetto di coordinare le strutture dedicate alle operazioni speciali era ogni volta naufragato per le reciproche diffidenze di Servizi e Stati Maggiori delle tre Armi.

Solo il 30 dicembre 1985 il ministro della difesa Spadolini, su proposta dell'ammiraglio Martini, approvò la costituzione di un Comitato di coordinamento operazioni di guerra non ortodossa che avrebbe dovuto dirigere le attività nel territorio nazionale eventualmente occupato. La presidenza di tale Comitato venne affidata, con disappunto dello Stato Maggiore della Difesa, al direttore del SISMI.

Il documento in questione sembra indicare la volontà del Servizio di riarticolare la struttura Gladio su tre livelli, in modo da renderne opportunamente «divulgabile» alcuni settori, in aderenza con quanto .«dette Autori (politiche e militari) "crederanno" di far nascere ex novo e che per noi dovrà solo rappresentare una fonte di reclutamento ed una copertura in più per quel cuore che dovrà continuare, ad essere, opportunamente scremato e ridisegnato. Cioè il nostro attuale organismo».

In questo schema l' «organizzazione verde» rappresenta il livello da condividere con le tre Forze Armate, l' «organizzazione gialla» costituisce un filtro per selezionare gli elementi migliori e più sicuri, l' «organizzazione rossa» coincide con la vera e propria rete clandestina, di esclusiva pertinenza e conoscenza del Servizio.

La sede del GOS venne collocata presso il centro intercettazioni di Cerveteri. Fino alla fine del 1990, alcuni membri del GOS furono incardinati presso i cinque CAS con compiti di addestramento del. personale esterno appartenente alla rete stay-behind.

.Il GOS ebbe una consistenza di una quindicina di elementi, specialisti in varie branche, pronti ad entrare in azione per esigenze del Servizio (e non soltanto, quindi, della 7a Divisione) su ordine del direttore, per operare in situazioni che richiedessero un addestramento speciale.

Tra le attività degli appartenenti al GOS (operatori speciali del servizio italiano-OSSI) vi era il servizio di scorta di personaggi importanti (anche per i viaggi del Pontefice). I GOS furono attivati inoltre per il sequestro della «Achille Lauro», per la rivolta nel carcere di Trani, per il dirottamento su Malta di un jet egiziano, per il sequestro Dozier.

Il personale veniva prelevato da «corpi speciali» delle Forze Armate come il Comsubin, il Battaglione Colonnello Moschin, il Battaglione Parà CC Tuscania. Quando l'11 agosto 1988 fu emanata una nuova «direttiva di base sulla guerra non ortodossa», le caratteristiche dei GOS furono così definite: dovevano essere unità composte da quattro elementi, provenienti da corpi speciali delle Forze Armate, specificamente addestrati per operazioni (in particolare, sabotaggio ed anti-sabotaggio). da compiersi nell'ambito delle attività connesse alla guerra non ortodossa.

Successivamente, il 10 aprile 1990, il capo di Stato Maggiore del SISMI, generale Inzerilli, nel presentare le linee di riorganizzazione della 7a Divisione, propose di eliminare dall'ambito di Gladio le reti «sabotaggio» e «guerriglia» e di potenziare le reti «informazioni» ed «infiltrazione-esfiltrazione». Tali modifiche avrebbero dovuto rendere
l
'organizzazione maggiormente funzionale alle attività del Servizio. In tal senso si proponeva anche di incrementare l'aliquota operativa finalizzata ad attività particolari (GOS), inquadrata nell'ambito della Divisione ma alle dirette dipendenze del direttore del Servizio.

In conclusione: dai documenti esaminati appare che nella prima metà degli anni '80, per iniziativa del suo direttore (Inzerilli), la 7a Divisione venne ristrutturata secondo un criterio che prevedeva sia il ridimensionamento dell'organizzazione Gladio e la Sua riconversione a fini informativi, sia la costituzione di una sezione operativa formata da elementi interni al Servizio altamente addestrati. Veniva così attuata quella trasformazione di Gladio all'insaputa degli aderenti cui si era posto mano fin dagli inizi degli anni '80, presentando l'attività informativa come semplice addestramento, al fine di prevenire il possibile rifiuto da parte degli esterni a prestare la propria opera come «fonti» del Servizio (si veda allegato 14). Nella stessa «ignoranza» furono tenuti anche coloro che venivano arruolati per il GOS (o «nucleo K»), reclutati in prevalenza tra gli appartenenti ai tre corpi speciali delle Forze Armate e inseriti nella struttura di Gladio in modo ellittico.