CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

CAPITOLO 3

LA STORIA DI GLADIO

3.5  La pubblicizzazione e  lo scioglimento di Gladio.

Il 2 agosto 1990, nel corso di una seduta della Camera dei deputati dedicata alla strage alla stazione di Bologna, il Presidente del Consiglio Andreotti accettò un ordine del giorno presentato dai deputati Quercini, Tortorella, Violante ed altri con il quale si impegnava il Governo a informare il Parlamento entro 60 giorni in ordine «alla esistenza, alle caratteristiche e alle finalità di una struttura parallela e occulta che avrebbe operato all'interno del nostro servizio segreto militare con finalità di condizionamento della vita politica del Paese».

Avendo il Presidente del Consiglio fatto presente l'opportunità di far pervenire aduna sede priservata le informazioni richieste, i presentatori dell'ordine del giorno accettarono che fosse la Commissione di inchiesta sul terrorismo e le stragi a ricevere la documentazione promessa dal Governo.

Il giorno seguente, 3 agosto 1990, il Presidente del Consiglio fu ascoltato dalla nostra Commissione e, nel confermare l'impegno assunto alla Camera, dichiarò: «Mi riservo di presentare alla Commissione una relazione molto precisa che ho pregato lo Stato Maggiore di predisporre. Si tratta di quelle attività che, sul modello NATO, erano state messe in atto per l'ipotesi di un attacco e di un'occupazione dell'Italia o di alcune regioni italiane. Sulla base di quanto mi è stato
riferito dai Servizi, tali attività sono proseguite fino al 1972, dopodichè si
è ritenuto che non ve ne fosse più bisogno. Sia sul problema in generale, sia sullo specifico accertamento fatto in occasione dell'inchiesta sulla strage di Peteano da parte del giudice Casson, fornirò alla Commissione tutta la documentazione necessaria».

Tale dichiarazione esprimeva dunque la volontà del Presidente del Consiglio di rimuovere il segreto di Stato dai documenti relativi alla struttura clandestina, segreto davanti al quale si erano in precedenza arrestate alcune iniziative dell'autorità giudiziaria, segnatamente l'inchiesta condotta dal giudice istruttore Mastelloni sulla caduta di Argo-16, velivolo utilizzato dal Servizio per l'operazione Gladio.

Il 18 ottobre 1990 il Presidente del Consiglio inviò alla Commissione il documento promesso, intitolato: «Il cosiddetto SID parallelo-il caso Gladio». Si apprendeva così che le attività che il Presidente del Consiglio riteneva abbandonate nel 1972, continuavano ancora.

L' 8 agosto 1990 il direttore del SISMI Martini emanò una circolare con la quale indirizzava l'organizzazione Gladio alla lotta contro la droga.

La storia di Gladio ha termine quando il 27 novembre 1990 il Presidente del Consiglio ne decretò lo scioglimento, quando il 26 febbraio 1991 non rinnovò l'incarico all'ammiraglio Martini, interrompendo il rapporto prima ancora di aver nominato il successore, e quando successivamente mise il generale Inzerilli nelle condizioni di dover lasciare il Servizio, negandogli la promozione al grado superiore.

Avviata l'inchiesta, la Commissione ha provveduto a richiedere al SISMI i documenti relativi alla costituzione ed alla attività dell'organizzazione. Tale documentazione era stata nel frattempo sottoposta a sequestro da diverse autorità giudiziarie a vario titolo procedenti in ordine ad eventuali responsabilità penali riconducibili all'operazione Gladio: la Procura della Repubblica di Roma, la Procura militare della Repubblica di Padova e i giudici istruttori di Venezia Casson e Mastelloni. Con decreti del 21 e 22 dicembre 1990 la Procura romana sequestrò tutti i documenti Gladio presenti negli archivi del SISMI mettendoli poi a disposizione della Commissione.

Nel corso dell' esecuzione dei provvedimenti di sequestro, gli ufficiali responsabili della 7a Divisione del SISMI hanno opposto il segreto di Stato su alcuni documenti tra i quali l'accordo SIFAR-CIA del novembre 1956 e gli atti relativi all'ACC e al CPC.

Interpellato dalla magistratura l'onorevole Andreotti non ha confermato il segreto di Stato sull'accordo SIFAR-CIA, pur mantenendolo soggetto al divieto di divulgazione, ed ha invece affermato l'inviolabilità ex articolo 7 della Convenzione di Ottawa per quanto concerne i documenti dei Comitati ACC e CPC.

Successivamente, nel corso della seduta del Senato del 25 luglio 1991, il Presidente del Consiglio, dopo gli opportuni contatti con gli organi dell'Alleanza Atlantica, ha ritenuto applicabile il ricordato regime di inviolabilità ai soli atti relativi al CPC; la documentazione ACC è stata invece assoggettata al semplice divieto di divulgazione e posta quindi nella disponibilità della Commissione in data 19 dicembre 1991.

Nella sentenza del 10 ottobre 1991, con la quale per ragioni di competenza territoriale trasmetteva parte del fascicolo processuale alla Procura romana, il giudice Casson esprimeva gravi giudizi sulla va che alle finalità perseguite. In tale prospettiva ha sostenuto la configurabilità del reato di cospirazione politica mediante associazione (articolo 305 codice penale) a carico dell'ammiraglio Martini e del generale Inzerilli.

Venuto a conoscenza della sentenza del giudice Casson, il Presidente della Repubblica ha inviato il 26 novembre 1991 alla Procura della Repubblica di Roma una lettera di «autodenuncia» nella quale tra l'altro è scritto: «Atteso che sono stato l'unico referente politico, nella mia qualità di sottosegretario di Stato alla Difesa, Ministro dell'interno, Presidente del Consiglio dei ministri e Capo dello Stato, ad avere pubblicamente: a) dichiarato di essere stato a motivo dei miei incarichi istituzionali completamente informato della struttura stay-behind; b) affermato di aver concorso in via amministrativa alla formazione di atti per il richiamo del personale militare da inviare in addestramento; c) sostenuto la legittimità costituzionale la necessità sotto il profilo della difesa nazionale e l'opportunità e la congruenza istituzionale sotto il profilo della tutela dell'indipendenza politica della struttura nazionale appartenente alla stay-behind nel costituita nell'ambito dell'Alleanza

Atlantica, ritengo che, secondo equità e diritto, mi debbano essere contestate le stesse imputazioni elevate a carico dell'ammiraglio di squadra Fulvio Martini, già direttore del SISMI, e del generale Paolo Inzerilli, capo di Stato Maggiore dello stesso servizio, e cioè cospirazione politica mediante associazione, articolo 305 del codice penale».

La lettera conclude: «Qualora la signoria vostra dovesse ritenere che per i fatti in questione siano nei miei confronti ipotizzabili i reati di cui agli articoli 90 e 96 della Costituzione, ella vorrà adottare i relativi adempimenti».

Il giorno successivo, il Procuratore della Repubblica ha investito della questione il cosiddetto Tribunale dei Ministri, sotto il profilo delle eventuali responsabilità del Presidente Cossiga.

Tale atto ha determinato il temporaneo arresto dell'inchiesta condotta dalla Procura di Roma.

Va da ultimo ricordato che in data 17 dicembre 1991 i sostituti procuratori militari di Padova, dottori Dini e Roberti, hanno provveduto ad inviare informazioni di garanzia ai generali Gerardo Serravalle, Fausto Fortunato, Giuseppe Cismondi, Bernardo De Bernardi Bernini Buri, Pietro Savoca Corona, Giovanni Romeo, tutti a vario titolo responsabili dell'organizzazione Gladio.

Il reato ipotizzato a loro carico è quello di banda armata (articolo 78, n. 2 del codice penale militare di pace in relazione agli articoli 77 del codice penale militare di pace e 283 codice penale) per avere, i suddetti ufficiali, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, promosso ed organizzato (mediante arruolamenti di personale, addestramenti dei soggetti reclutati, rifornimenti di armi e di materiali) una Banda armata operante nel Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia, ed avente
scopo di impedire determinati mutamenti nell'ambito della vita politica italiana, sia ostacolando la formazione di maggioranze elettorali di sinistra, sia preparando una azione violenta nel caso tale ipotesi si fosse avverata; ciò facendo in stretto collegamento con una potenza straniera (tramite il servizio collegato CIA) che provvedeva a continui e cospicui finanziamenti e invii di materiale bellico.