CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

CAPITOLO 4

L'ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE PROGRESSIVA

Di recente il Presidente della Repubblica ha ricordato che la Corte Costituzionale (certamente per altre problematiche) ha elaborato, anche se non ancora in modo sistematico e definitivo, la nozione di «illegittimità costituzionale progressiva».

In conseguenza di questa interpretazione, «atti gravati da ipoteche di illegittimità costituzionale vengono "tollerati" al loro primo apparire, ma nella loro ripetizione, confermando e ribadendo la violazione delle norme costituzionali, vengono a non poter più essere tollerati e ad essere colpiti da innegabile illegittimità costituzionale».

Lasciando per un momento impregiudicata la questione della «legittimità iniziale» di Gladio, è certo che, con il trascorrere degli anni e il mutare delle situazioni, Gladio si è caricata di una «illegittimità progressiva» .

Tre sono i momenti nei quali tale illegittimità emerge.

Il primo è quello della «capacità» del SIFAR di farsi soggetto di accordi internazionali al posto del Governo e del Parlamento.

È indubbio che il SIFAR non aveva alcun titolo per questo, da chiunque e in qualsiasi modo autorizzato.

Il documento del 28 novembre 1956, ancorché lo si voglia ritenere l'atto iniziale e non -il restatement di un atto precedente, è totalmente privo di valenza istituzionale. Un servizio segreto non può impegnare il Governo né può impegnarsi per il Governo.

Per di più SIFAR e CIA non erano in posizione di eguaglianza istituzionale.

La CIA, attraverso il suo direttore, che ha anche la veste di coordinatore di tutte le altre Agenzie informative statunitensi, fa parte a pieno titolo del National Security Council (NSC), di fatto e di diritto alto organo di governo degli Stati Uniti in materia di sicurezza ..

Una decisione del NSC vincola tutti i centri amministrativi e militari americani e nella documentazione oggi disponibile per la legge che ha liberalizzato gli atti dell'NSC fino al 1970 c'è la prova che le iniziative CIA sono state tutte approvate e conosciute dal Governo americano. Lo stesso non avveniva certo per il SIFAR, perchè collocato fuori dal circuito decisionale diretto del Governo.

Il secondo problema riguarda invece la presunta appartenenza di Gladio alla NATO.

Il Presidente del Consiglio Andreotti in una relazione trasmessa ai Presidenti delle Camere il 26 febbraio 1991 ha definito Gladio «una struttura costituita in determinate circostanze storiche e confluita progressivamente in un contesto operativo strettamente collegato alla pianificazione militare dell'Alleanza Atlantica».

All'inizio quindi vi sarebbe stata la «necessità», poi, progressivamente, la sua «legalizzazione».

Se si accetta questo, e cioè che la partecipazione a pieno titolo agli organismi NATO costituisce la legittimazione «istituzionale» di Gladio, allora la data di inizio non dovrebbe essere più quella del 28 novembre 1956 (accordo SIFAR-CIA), ma quella del 19 maggio 1959 quando l'Italia (SIFAR) fu ammessa nel Coordination and Planning Committee
(CPC) istituito dal comandante in capo delle Forze Alleate in Europa (SACEUR), generale Dwight Eisenhower.

In questo caso, che «legittimazione» aveva Gladio negli anni precedenti il 1959?

Nel 1959 Gladio esisteva già da alcuni anni senza che vi fosse alcun rapporto con la NATO e con le strutture dell'Alleanza Atlantica, i rapporti esistevano solo con alcuni servizi segreti, quello inglese e, soprattutto, quello statunitense.

Il terzo momento in cui appare con evidenza, e si viene aggravando, l'illegittimità di Gladio è quando nel 1977, per la prima volta con una legge dello Stato, furono riformati i nostri servizi segreti. Si crearono da una parte il SISDE e dall'altra il SISMI ponendoli sotto la diretta responsabilità del Presidente del Consiglio - che la esercita sia mediante un comitato ristretto di Ministri (CIIS), sia mediante un suo personale segretariato (CESIS) - e venne altresì istituito un organo non eludibile di controllo: il Comitato parlamentare per i servizi di informazione.

Al CESIS, oltre al compito di fornire al Presidente del Consiglio tutti gli elementi necessari per il coordinamento dell'attività dei servizi e le analisi delle situazioni, veniva data l' «esclusiva» di tenere i rapporti con i servizi esteri.

Al Comitato parlamentare era affidato il «controllo» della corretta applicazione della legge, potendo, a tal fine, disporre di tutte le informazioni sulle «linee essenziali» della struttura e dell'attività dei servizi.

Con la legge del 1977 i servizi non solo erano riformati ma era totalmente «riposizionato» il loro modo di essere nel quadro istituzionale .

 Mentre il SIFAR era nato, il 30 marzo 1949, mediante una circolare interna dell'allora ministro della difesa, Pacciardi, e il SID era sorto mediante una circolare segreta interna - che peraltro non accennava minimamente a Gladio o ad altra struttura riservata - del ministro della difesa, Tremelloni, il 25 giugno 1966, ora invece era la legge dello Stato, votata dal Parlamento, a fissare le nuove regole. Proprio per questo, la scelta di ignorare la legge e di procedere come se il Parlamento non si fosse pronunciato è di una gravità estrema.

Il CESIS fu semplicemente «cortocircuitato», e ciò per volontà degli stessi Presidenti del Consiglio che, quando volevano sapere qualcosa o far fare qualcosa, si rivolgevano direttamente ai capi dei servizi. Anche il rapporto con i servizi esteri fu sottratto al CESIS. In tal modo Gladio, nelle sue proiezioni interne e internazionali, sfuggì al controllo del Segretariato esecutivo dei servizi di informazione e sicurezza.

Inoltre si doveva tener conto della suddivisione dei campi di attività dei servizi, il SISDE impegnato nella tutela della sicurezza democratica all'interno, il SISMI in quello della sicurezza esterna.

A quale servizio andava «appoggiata» Gladio?

Il problema non sfiorò in alcun modo i responsabili politici. Addirittura la «riforma» fu gestita da altri poteri, quelli piduisti.

Il SISMI fu affidato al generale Santovito. Il SISDE al generale Grassini. Il CESIS al prefetto Pelosi. La penetrazione piduista negli alti gradi dei Servizi fu massiccia.

Furono gli anni del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani, del dispiegamento della «geometrica potenza del terrorismo» e dell'impotenza dello Stato. Furono gli anni di Ustica e della strage alla stazione di Bologna.

Quando venne alla luce la trama piduista e la profondità della sua penetrazione, anche i servizi furono bonificati. Nell'agosto del 1981 il SISMI fu affidato al generale Lugaresi e il SISDE al prefetto De Francesco.

Gladio continuò però a vivere la sua esistenza clandestina all'interno della istituzioni, potendo anche cambiare metodi e finalità protetta dalla sua stessa «invisibilità istituzionale».

Nell'aprile 1984 il SISMI passò all'ammiraglio Fulvio Martini. E Gladio accrebbe ancora di più la sua sfera di attività. Non poteva accadere diversamente, dato che nella gestione Martini aumentò di molto il peso del generale Paolo Inzerilli che, da responsabile diretto di Gladio nel periodo 1974-1986 e principale sostenitore della riconversione della rete in funzione informativa interna, divenne poi, sino all'ottobre 1991, il capo di Stato Maggiore del SISMI, il secondo per importanza nel servizio.

Ancora. più grave la violazione commessa nei confronti del Comitato parlamentare. La battaglia per portare sotto controllo i servizi, dopo le avventurose gestioni degli anni '60 e '70 era stata lunga, difficile e spesso aspra. Ma appena fatta la legge, si trovò subito l’inganno. Gladio doveva rimanere nella sua «invisibilità». E al Comitato non ne fu data alcuna notizia, sia pure approssimativa e generale.

C'è di più. Quando nel Comitato parlamentare furono rivolte precise domande sulla esistenza nel SISMI di strutture riservate, si disse che non ne esistevano nel modo più assoluto. Il Presidente del Consiglio Craxi, in una audizione presso il Comitato, nel 1985, rispose, sulla base delle informazioni ricevute dal servizio, che non esistevano accordi che ponessero i nostri servizi in posizione subordinata rispetto ad altri servizi o ad organi sovranazionali.

Risposte negative avevano sempre avuto, nel corso degli anni, anche i magistrati che si erano imbattuti nelle tracce di strutture riservate. Lo stesso Presidente del Consiglio Aldo Moro, interrogato nel marzo 1975 dai magistrati che conducevano l'inchiesta sul golpe

Borghese in ordine all'esistenza di un organismo informativo e operativo parallelo, direttamente dipendente dal capo del SID con compiti diversi da quelli istituzionali, fu indotto a dichiarare che non vi erano nei servizi simili strutture riservate.

La decisione assunta dall'ammiraglio Martini nel 1984 di far sottoscrivere il documento di «presa conoscenza» ai Presidenti del Consiglio e ai Ministri della difesa, non solo non sanò l'illegittimità in atto, ma la aggravò ancora di più, perchè il consenso così ottenuto aveva il solo scopo di alleggerire le responsabilità di chi chiedeva la firma e di lasciare nei guai chi la concedeva.