CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

CAPITOLO 5

IL CONTROLLO POLITICO SU GLADIO

Di tutta la «storia interna» di Gladio il fatto sconcertante e inammissibile è che non esista assolutamente documentazione di parte governativa.

La Commissione parlamentare e la magistratura hanno potuto ottenere, in gran parte mediante azioni di sequestro, migliaia e migliaia di documenti riguardanti Gladio, tutti però provenienti dagli archivi dei servizi, per quella parte che si è riusciti a penetrare. Dallo Stato Maggiore della Difesa non un solo foglio. Dalle amministrazioni governative ancora meno.

Agli atti non risulta alcun atto dell'Esecutivo di indirizzo, di coordinamento e di controllo riguardante Gladio.

In sostanza Gladio ha vissuto clandestinamente per quarant'anni, non per i servizi di informazione avversari, che ne hanno sempre conosciuto l'esistenza, ma per le istituzioni italiane.

Qualunque giudizio - che il Parlamento sarà chiamato ad esprimere - voglia darsi sulla «necessità» della nascita di Gladio, le particolari caratteristiche dell'organizzazione avrebbero dovuto imporre forme di controllo analoghe, se non più rigorose, di quelle riservate ad altre organizzazioni operanti entro schemi conosciuti e con responsabilità definite.

Invece è accaduto esattamente il contrario. Non solo l' «informazione» della avvenuta costituzione di Gladio e delle sue finalità non è calata dal primo Governo che aveva preso la decisione ai Governi successivi (da un Presidente del Consiglio all'altro, da un Ministro della difesa al suo successore), ma il compito di fornire l'«informazione», di ciò che
era Gladio, degli impegni assunti anche con altri Paesi, delle attività svolte, ad un certo punto è passato dai controllori ai controllati.

In altri termini erano i servizi a decidere che cosa dire e a chi.

I direttori dei servizi, a loro discrezione, sceglievano quali Presidenti del Consiglio e quali Ministri della difesa informare e quali no, di che cosa informarli e che cosa tacere.

Così si è reso difficile, se non impossibile, risalire alle responsabilità delle decisioni assunte in epoche tanto diverse nelle diverse fasi della storia di Gladio.

Il 26 maggio 1980 una nota del SISMI diede notizia dell'ìndottrinamento» del ministro della difesa, onorevole Lagorio.

A Lagorio il servizio raccontò che nel 1956 era stata impiantata in
Italia una rete clandestina incaricata di predisporre fin dal tempo di pace operazioni militari clandestine. .    .

Non fu detto niente degli impegni assunti fin dal 1951.

Una certa enfasi fu messa nel riferire dell'inserimento dell'Italia nei vari Comitati interalleati (CPC) e (ACC) e delle Direttive per la guerra non ortodossa emanate dal Comandante supremo alleato  (SACEUR) nel 1968, 1972 e 1976.

Venne ricordato che la base segreta d'addestramento di Capo Marargiu era stata visitata dagli onorevoli Taviani (nel 1958), Andreotti (nel 1961), nuovamente Taviani (nel 1965), Cossiga (nel 1967) e Gui (nel 1969).

Lo stesso schema di indottrinamento era stato adoperato per l'onorevole Forlani quando questi, dal 23 novembre 1974 al 30 luglio 1976, era stato ministro della difesa.

In seguito, per informare i ministri Lattanzio (dal 30 luglio 1976 al 19 settembre 1977) e Ruffini (dal 19 settembre 1977 al 13 gennaio 1980) fu utilizzato uno schema più completo. In esso c'erano maggiori particolari sulle persone a conoscenza della rete e degli impegni assunti con gli americani.

Furono indicati come già informati, Taviani, Mancinelli, De Lorenzo, Andreotti, Rossi, Viggiani, Gui, Cossiga, Vedovato, Henke, Tanassi, Miceli, Forlani, Viglione, Casardi. Fu detto che la base di Capo Marargiu doveva servire anche per «dare ospitalità» agli Stati Uniti per «missioni» .

Nei briefings effettuati venne indicata una consistenza della rete del tutto difforme da quella reale. L'organico previsto sarebbe stato di 2.135 uomini, i già reclutati ed addestrati, dal 1957 al 1976, 350. Gli esclusi solo 22, lo 0,7 per cento.

A partire dal 1984 il nuovo direttore del SISMI, ammiraglio Martini, prese la decisione di informare «sistematicamente» i Presidenti del Consiglio, i Ministri della difesa e i capi di Stato Maggiore.

Lo fece sottoponendo loro il seguente documento:

«Nell'ambito del Servizio esiste una Organizzazione alla quale è devoluto il compito di predisporre, con modalità assolutamente riservate e fin dal tempo di pace, quanto necessario per la condotta di operazioni di guerra non ortodossa sul territorio nazionale eventualmente occupato da forze nemiche, a diretto supporto delle operazioni militari condotte dalle forze NATO.                                                      .

L'organizzazione:

agisce in stretta collaborazione con analoghe strutture create dai Servizi nei paesi NATO; svolge la sua attività sulla base di una pianificazione per l'emergenza ispirata alle direttive del SACEUR per la guerra non ortodossa; è responsabile della organizzazione e della condotta, in territorio occupato, di tutte le operazioni clandestine e del coordinamento delle attività di guerra non ortodossa svolte dalle Forze Speciali nazionali ed alleate.

Nell'ambito di tale organizzazione vengono condotte, ai fini addestrativi, esercitazioni nazionali e NATO con l'apporto delle unità speciali delle tre Forze Armate, con le quali esiste collegamento operativo tramite i maggiori Comandi NATO (SHAPE, AFSOUTH e FTSE).

È prassi ricorrente che dell'organizzazione citata e delle sue attività vengano informati, nella forma opportuna e con il vincolo della segretezza, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro della difesa e i capi di Stato Maggiore».

«Esiste una organizzazione». Non veniva detto niente che servisse a capire quando e perchè era stata creata, da chi e con chi. Non veniva neppure detto che il suo nome era Gladio o stay-behind. Su questi soli elementi un Presidente del Consiglio degli anni '80 non veniva nemmeno messo nelle condizioni di conoscere la «storia» dell'organizzazione, figuriamoci le reali dimensioni degli impegni assunti e il tipo di obbligazione che ne era risultato.

Veniva indicato come limite rassicurante il fatto che l'organizzazione avrebbe dovuto attivarsi solamente in territorio nazionale eventualmente occupato, e non in altre parti e per altre finalità.

Sulla base di tale documento, l'onorevole Craxi venne avvertito da Martini cinque mesi dopo la sua nomina a Presidente del Consiglio e firmò per conoscenza 1'8 agosto 1984.

Il senatore Spadolini, che come Presidente del Consiglio negli anni 1981-82 risulta non essere stato mai informato dell'esistenza della struttura, come Ministro della difesa firmò il citato documento il 14 novembre 1984 otto mesi dopo la nomina di Martini e quindici mesi dopo il suo ingresso nel dicastero della difesa. Firmarono anche i capi di Stato Maggiore della Difesa, dell'Esercito e della Marina, mentre l'Aeronautica venne tenuta fuori.

Il senatore Fanfani, presidente del Consiglio dal 17 aprile al 28 luglio 1987 non fu indottrinato, e nemmeno il suo ministro della difesa, onorevole Gaspari. Il caso del senatore Fanfani è particolarmente significativo, perchè
non fu indottrinato nemmeno negli anni '50 e '60, quando ricopri per molte volte la carica di Presidente del Consiglio.

L'onorevole Goria, presidente del Consiglio dal 28 luglio 1987 all' 11 marzo 1988 firmò "il 4 novembre 1987; il suo ministro della difesa, Zanone, firmò il 21 dicembre 1987."

L'onorevole De Mita, divenuto presidente del Consiglio il 13 aprile 1988, firmò il 6 maggio 1988.

L'onorevole Andreotti, divenuto presidente del Consiglio il 22 luglio 1989, firmò il 3 agosto 1989. Firmarono anche come ministri della difesa, Martinazzoli (il 4 agosto 1989) e Rognoni (il 19 ottobre 1990).