CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

CAPITOLO 6

CONCLUSIONI

Vediamo ora che cosa significa tutto questo.

Significa innanzitutto che la «illegittimità» di Gladio, invece di attenuarsi con il passar degli anni e con la diminuzione delle tensioni internazionali, aumenta, sopra tutto nella seconda metà degli anni '80.

La «riconversione» di Gladio, da struttura antinvasione a struttura informativa al servizio dell'intero SISMI a fini interni, è pienamente documentata.

La violazione della «legge di base» dei servizi, la legge 24 ottobre 1977, n. 801, è stata sistematica, spregiudicata e del tutto intenzionale.

Esiste certamente il problema della «legittimità iniziale»; il Parlamento dovrà affrontarlo con un occhio alle leggi e l'altro alla situazione storica degli anni '50, e questa sarà una componente non ultima del giudizio. Ma con un metro più severo il Parlamento e la Magistratura dovranno valutare ciò che è stato fatto dal 1977 ad oggi. È in questi anni che si è instaurata una nuova e più grave «illegittimità», una «illegittimità» che negli ultimi tempi il Presidente del Consiglio non ha più ritenuto di dover coprire, fornendo gli elementi perchè si sciogliesse il segreto e fosse resa possibile la eliminazione di Gladio.

Oggi noi sappiamo che nel 1990 non vi era più il piccolo esercito di gladiatori in paziente attesa di una invasione che non ci sarebbe mai stata, una situazione da «deserto dei tartari», ma una rete informativo operativa estesa in tutto il territorio, che operava a fini di controllo della situazione. interna e che in questa situazione interveniva anche
direttamente.

Chi era a conoscenza di questo, fuori dai vertici del SISMI? Chi sapeva quali erano le reali funzioni dell'organizzazione che operava all'interno del SISMI?

Chi sapeva della istituzione dei cinque centri di Asti, Brescia, Udine, Roma e Trapani? Chi sapeva della creazione della Sezione addestramento speciale e della nascita del GOS o «nucleo K». Chi sapeva di Cerveteri?

Per proteggere la sicurezza dei vertici dello Stato e di altre personalità eminenti nei loro viaggi all'interno e all'estero non vi era e non vi è alcun bisogno di «nascondere» l'esistenza degli addetti alla protezione. Il Presidente degli Stati Uniti è protetto da un corpo specializzato perfettamente conosciuto, pubblicizzato e istituzionalizzato.

Nell'ambito della Polizia di Stato o dei Carabinieri si sarebbe potuto formare un reparto addetto a questi compiti senza percorrere la strada seguita.

A garantire la sicurezza democratica dello Stato vi era il SISDE, e, soprattutto, vi era la condizione politica del Paese, stabilizzata nella democrazia e forte del consenso della stragrande maggioranza dei cittadini.

In nessun momento, dopo il fascismo, vi è stata una situazione di «guerra civile» nel nostro Paese. La stessa Resistenza fu guerra di liberazione e non guerra civile. La stabilizzazione del Paese nella democrazia è stata il grande merito della classe politica che operò nei primi anni della riconquistata libertà.

Vi sono stati certamente momenti di tensione, come ad esempio per l'attentato a Togliatti. Ma non vi sono mai state situazioni da difendere con «tutti i mezzi», così come non sono mai state imboccate scorciatoie al posto della strada maestra. E questa strada è stata tutelata con la legge e il diritto.

Come ha scritto Norberto Bobbio, nell'Italia repubblicana tutti i problemi sono stati sempre risolvibili senza che si dovessero costituire milizie clandestine.

Il tentativo abbastanza scoperto, che oggi viene fatto di racchiudere Gladio solo nella sua fase iniziale per poter giustificare quella struttura occulta come un fatto di patriottismo e di eroismo, non può essere consentito. E così pure gli arruolamenti postumi e i riconoscimenti elargiti con abbondanza.

Non vi è alcuna giustificazione per Gladio. Né all'inizio né alla fine.

Vi è invece un accrescimento della sua pericolosità e della sua illegittimità con il passare degli anni.

Non tutto ciò che è accaduto negli anni torbidi della nostra storia recente va addebitato a Gladio. Ma Gladio è stata una componente di quella strategia che, immettendo nel sistema elementi di tensione, ha giustificato la necessità di opportuni interventi stabilizzatori.

Alla magistratura spetta di individuare quali di questi interventi abbiano avuto rilevanza penale.

In questa ricerca il contributo della Commissione è stato rilevante.

Ma il nostro compito essenziale era quello di «leggere» organicamente l'intera storia di Gladio, penetrando dentro la sua oscurità istituzionale.

Nei documenti interni del SISMI Gladio è indicata come la «nota organizzazione». In realtà allo Stato italiano Gladio è sempre rimasta «ignota». Riteniamo di averla fatta uscire dall'anonimato. È tempo che di questo si prenda atto e si puniscano i responsabili del lungo inganno.