CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

NOTA INTEGRATIVA PRESENTATA DAL DEPUTATO BUFFONI
(Intervento pronunciato nella seduta del 14-15 aprile 1992)

 

BUFFONI. Signor Presidente, ringrazio Lei ed i colleghi per avermi offerto la possibilità, da me richiesta stamattina, di intervenire fra i primi a causa della mia limitata disponibilità di tempo, e mi impegno ad essere breve.

Dividerò il mio intervento in tre punti essenziali. Una prima questione mi preoccupa particolarmente, non tanto in ordine al contenuto della relazione, bensì in riferimento ai documenti conclusivi che saranno trasmessi al Parlamento.

Rischiamo di avere una posizione veramente contraddittoria a livello parlamentare, nel senso che abbiamo una relazione del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e di sicurezza - che, come è noto, ha concluso in un certo modo - ed una relazione della Commissione stragi che va in senso diametralmente opposto alla precedente su alcuni contenuti, soprattutto per quanto concerne la legittimità della struttura. Abbiamo poi una decisione della magistratura che è anch'essa in forte contraddizione con il contenuto della nostra relazione.

Lasciando da parte la questione che riguarda la magistratura e la sua autonomia di concludere come meglio ritiene la propria attività, sarebbe stato opportuno - ma i tempi così ristretti non lo hanno consentito - che ci fosse stato un collegamento di sintesi tra i due organismi parlamentari, che pure hanno istituzionalmente compiti diversi, per cercare di omogeneizzare le conclusioni da trasmettere al Parlamento e non correre il rischio - che di fatto stiamo correndo - che il Parlamento si trovi di fronte due documenti largamente o completamente divergenti su una questione di così gran rilievo.

Non so se sarebbe stato possibile, in una situazione di normalità, cercare di avere valutazioni e momenti di sintesi tra le due strutture, il Comitato e la Commissione. È certo comunque che in questa fase diventa difficile proporlo.

Probabilmente ciò avverrà nella fase successiva delle indagini, in quanto credo che questa materia non possa considerarsi conclusa in maniera decisiva.

Si potrà comunque cercare il modo di arrivare ad una sintesi, ma si rischia pur sempre di creare, rispetto all'opinione pubblica, una situazione anomala, perchè due organismi parlamentari pervengono sulla stessa materia a conclusioni sostanzialmente divergenti.

Questo era il primo aspetto, e lo sottolineo con una certa preoccupazione, che ovviamente non può incidere sull'atteggiamento dei componenti della nostra Commissione. Tuttavia è un dato che emergerà, come è già emerso sulla stampa, dai commenti dei politici e, da tutta una serie di valutazioni che sono state fatte sui due documenti.

Per quanto riguarda la relazione, invece, credo di poter esprimere un giudizio articolato nel senso che segue. Mi pare che nella prima parte di essa - quella che si riferisce ai momenti formativi della struttura e quindi agli anni '50 - ci sia una eccessiva formalizzazione da parte del Presidente, in quanto diventa difficile, al di là della diversificazione
delle posizioni (NATO sì, NATO no, Stati Uniti, Governo e così via), non riconoscere che in un momento storico particolare ci potessero essere delle legittime ragioni politiche per prendere delle precauzioni rispetto agli avvenimenti che potevano accadere.

Credo pertanto che la parte che riguarda gli anni '50 sia eccessivamente formale dal punto di vista della ricostruzione dei fatti a fronte della grande sicurezza con la quale viene dichiarata l'illegittimità della struttura.

Su questo aspetto potrebbe esserci un giudizio piuttosto critico, ma non condivisibile fino in fondo: ritengo infatti che una struttura di questo genere potesse essere riconosciuta legittima dal punto di vista del contingente momento storico, visto anche come strutture analoghe si sono sviluppate in altri Paesi, dove hanno ottenuto anche una legittimazione politica. Tutto ciò quindi va visto in una maniera meno formale.

Da questo punto di vista è necessario un momento di maggior riflessione e di critica, che in termini di votazione potrebbe configurarsi anche con una astensione: in definitiva esprimo un atteggiamento di riserva su questo aspetto.

Quando invece si affronta poi la parte successiva alla riforma (che mi sembra sia avvenuta con la legge n. 801 del 1977) risulta veramente difficile affermare che non vi siano state violazioni di rapporti istituzionali e che non vi siano stati atteggiamenti sicuramente criticabili, dal momento che non vi fu informativa né al Comitato per i servizi, né al CESIS, né al Governo, né a uomini politici.

È impossibile sostenere che tutto ciò non costituisca violazioni di  normative e di principi, tenuto conto che quegli stessi personaggi politici delle forze di maggioranza che furono informati hanno contestato carenza e difformità di informazioni. Il fatto poi che alcuni di essi non fossero stati informati costituisce comunque la prova che, sotto questo aspetto, diventa difficile non riconoscere l'illegittimità e la violazione di rapporti corretti dal punto di vista istituzionale.

Su questo aspetto noi condividiamo la relazione.

L'ultimo punto riguarda la responsabilità sulle deviazioni. Ovviamente non c'è nulla di acclarato, in quanto, se così fosse, avremmo svolto un lavoro eccezionale perchè avremmo scoperto tutti i misteri di questo Paese, cosa che non è riuscita né ai poteri politici, né alla magistratura, né ad altre commissioni di indagine.

 Ritengo pertanto che su questo aspetto si possano esprimere dei dubbi, delle incertezze e dei sospetti. Tuttavia il compito che la Commissione deve continuare a svolgere è quello di proseguire nel lavoro, su questo aspetto ed anche su altre questioni, allo scopo di acclarare la sussistenza (personalmente mi auguro l'insussistenza) di connessioni con deviazioni a danno degli istituti democratici o con eventi di strage.

Proprio ieri lamentavo, parlando conclusivamente sulla questione di Ustica, che questa Commissione non ha potuto adempiere all'imperativo principale previsto dall'articolo 1, lettere a) e b), della stessa legge istitutiva.

Con una prosecuzione delle indagini si potrebbe adempiere al mandato conferito alla Commissione; accertando o escludendo delle responsabilità.

Ho voluto esprimere alcune riserve sulla prima parte della relazione, fino agli anni '50, ed altre considerazioni sulle informazioni ai politici. Sottolineo tutto ciò in modo che, qualora non potessi partecipare al prosieguo della seduta, risulti chiara la mia posizione.