CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    22/04/92                       Comm Stragi presenta relazione finale al Parlamento
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA - Doc. XXIII  - n. 51

CAMERA DEI DEPUTATI

 

RELAZIONE SULL'INCHIESTA CONDOTTA SULLE VICENDE
CONNESSE ALL'OPERAZIONE GLADIO

 

NOTE ALLA RELAZIONE

 

(1) Il rapporto bilaterale dell'Italia con gli Stati Uniti nel campo della sicurezza si attuò entro coordinate elaborate principalmente dagli Stati Uniti. L'Italia rappresentava, politicamente, una pedina importante nella strategia americana di rafforzamento del blocco antisovietico; perciò era importante che il Paese non «cadesse sotto la dominazione comunista» e, nel caso ciò fosse avvenuto, era opportuno aver già predisposto misure da attuare con urgenza ed efficacia. Da qui nacquero le ripetute direttive emanate dal National Security Council (NSC), riguardanti sia le iniziative politiche che quelle militari. E da qui nacquero anche l’Office of Politicy Coordination e, più tardi, l'Office of Special Projects, che davano alla CIA la possibilità di intraprendere operazioni politiche, propagandistiche e paramilitari segrete (le cosiddette covert operationsi).

l primi documenti relativi all'Italia appartengono alla serie NCS1, con cui si inaugurò l'attività del National Security Council, e vennero redatti in collegamento al ritiro delle forze d'occupazione americane dalla penisola e in vista delle elezioni politiche del 1948. Negli anni successivi l'attenzione dell'NSC per la situazione politica italiana non venne mai meno, e le direttive furono costantemente aggiornate in relazione ai mutamenti di scenario che venivano producendosi (si veda a tale proposito quanto più. dettagliatamente è riportato nella prerelazione del Presidente Gualtieri trasmessa al Parlamento il 9 luglio 1991). Quel che qui è importante notare è che la proposta di creare stay-behind assets (strutture stay-behind) compare per la prima volta in una direttiva NSC del 1954, dedicata alle covert operations.

Sempre in tema di operazioni rivolte a ridurre il potere comunista in Italia, va anche citato il piano noto col nome in codice Demagnetize (smagnetizzare). Sulla base di due memorandum del 12 aprile 1952 e del21 aprile 1952 del Segretario alla difesa statunitense, il Servizio di strategia psicologica dello stesso Ministero approvò un «piano operazioni psicologiche per la riduzione del potere comunista in Francia e Italia», con la clausola che le azioni specifiche ivi contenute fossero intraprese a discrezione del Dipartimento - di Stato e degli ambasciatori americani in Francia e Italia su base facoltativa piuttosto che obbligatoria.

Gli obiettivi del piano erano la riduzione della forza del partito comunista nei due paesi, delle sue risorse materiali, dei suoi collegamenti internazionali, della sua influenza sui Governi francese e italiano e, in particolare, sui sindacati, nonché dell'attrazione da esso esercitata sui cittadini francesi e italiani, affinché il partito comunista cessasse di rappresentare una minaccia per la sicurezza della Francia e dell'Italia e per gli obiettivi degli Stati Uniti.

In un successivo memorandum del 14 maggio 1952 il Comitato dei capi di Stato Maggiore (JCS), comunicando la propria approvazione, raccomandava che il piano fosse fatto oggetto di misure di sicurezza straordinarie, limitandone la conoscenza ai soli ambasciatori americani in Italia e in Francia, poiché avrebbe potuto apparire limitativo della sovranità nazionale e come un'ingerenza nella amministrazione interna dei Governi francese e italiano.

(2) Il terreno su cui la base di Capo Marargiu venne edificata fu acquistato dal SIFAR tramite una società a responsabilità limitata appositamente costituita. La società, che si chiamò Torre Marina, fu costituita presso il notaio De Martino e ebbe come soci il generale Museo, allora direttore del SIFAR, nominato presidente, il  colonnello Santini, già capo del SIOS-Aeronautica e poi addetto aeronautico a Washington, e il colonnello Fettarappa Sandri, responsabile dell'Ufficio «R» del SIFAR. Occorse una speciale autorizzazione del Ministro della difesa (Taviani) per consentire di derogare alle norme della legge sullo stato degli ufficiali che vietavano di possedere quote azionarie e di costituire società.

(3) i verbali sono complessivamente 31; 5 sono invece i documenti relativi a questioni programmati che ed operative, 75 le comunicazioni relative a variazioni alla lista dei membri del Committee, L'avvicendamento degli appartenenti avviene con maggiore frequenza da parte italiana: su un totale «storico» di 74 nominativi, 53 sono
infatti italiani. Il ricambio si verifica con rapidità talvolta sorprendente, addirittura
dopo pochi mesi dall'inserimento.

(4) Quando, il 24 giugno 1945, vennero smobilitate le formazioni partigiane friulane, cessò lo scontro con le forze tedesche ma continuò quello tra i partigiani comunisti della Brigata Garibaldi-Natisone, filotitoisti, e i partigiani non comunisti della Brigata Osoppo-Friuli, legati alla popolazione italiana.

Tra le due formazioni partigiane, già durante l'occupazione tedesca, si erano verificati gravissimi conflitti. Il 7 febbraio 1945 una formazione della Divisione Osoppo fu sorpresa a Porzus e completamente sterminata da reparti garibaldini formati da partigiani comunisti italiani. Anche dopo la guerra, lo stato di tensione permase per diversi anni sul confine orientale, dove la prolungata mancata definizione della linea di demarcazione tra Italia e Jugoslavia e la profondità della divisione etnico-politica portarono a vendette sanguinose e causarono una divisione negli animi senza eguali. 

Nel gennaio 1946, perdurando violenze e minacce iugoslave, i capi dell'Osoppo (tenente colonnello Luigi Olivieri, Prospero del Din e Antonio Specogna) chiesero di riarmare i reparti in difesa della popolazione. Nell'aprile 1946 il generale Raffaele Cadorna autorizzò la costituzione della formazione e, nel settembre 1947, con il trattato di pace, la autorizzò ad assumere la denominazione di 3° Corpo volontari della libertà, con un organico di 4.484 .uomini.

Il 6 aprile 1950 la formazione venne trasformata in una organizzazione militare segreta, denominata «O». Essa ebbe in carico materiale di armamento per attivare 15 battaglioni.

Il 4 ottobre 1956, avendo l'esercito raggiunto sufficiente efficienza operativa, l'organizzazione «0» fu sciolta e il materiale raggruppato in caserme dell'esercito.

Quando nel 1958 il SIFAR cominciò a pensare agli arruolamenti della rete clandestina Gladio, l'incorporazione di elementi della Osoppo nella rete «ufficiale» fu vista come uno .dei modi per attingere gli elementi di cui aveva bisogno. Dalle carte risulta infatti che la «Stella alpina» fu costituita quasi interamente con elementi della disciolta organizzazione «0»

(5) Nel «Programma di reclutamento» (Gladio/49, 5 giugno 1959) risaltano alcuni aspetti che non: trovano corrispondenza nella restante documentazione «Gladio». Da tale documento emerge infatti la figura dell'«organizzatore di zona», il cui profilo-tipo è così descritto: «elemento di età matura, ... di elevata posizione
sociale e professionale; ottima posizione economica; deve. essere scelto tra gli elementi in vista in campo nazionale o regionale ... ; i motivi che lo spingono a collaborare debbono essere squisitamente ideologici (anticomunismo); ... professioni consigliabili: dirigente di importante ditta o complesso industriale, ufficiale di alto grado delle FF.AA. in congedo o alto funzionario statale, libero professionista di valore, direttore di giornale o rivista, eccetera».

L'organizzatore di zona; nel quadro prospettato dal «Programma di reclutamento», risulta gerarchicamente sovraordinato - rispetto all'organizzatore funzionale, dal quale a loro volta dipenderebbero i capi-nucleo. I criteri per la ricerca del personale adatto a ricoprire queste tre funzioni appaiono alquanto in contrasto con quanto in
seguito è stato sostenuto a proposito della selezione degli appartenenti all'operazione Gladio. Nel «Programma» si afferma infatti: «Le fonti che potrebbero risultare utili per la ricerca preliminare sono: enti religiosi, partiti di destra e centro, Unuci (Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia), Associazioni d'arma (ex Alpini, Bersaglieri, eccetera), organi di sicurezza nazionali, circoli e associazioni di sicuro orientamento politico anti-comunista, società sportive, eccetera».

L'ammiraglio Martini, nella sua audizione davanti alla Commissione del 15 novembre 1990, ha invece più volte dichiarato che il personale per la rete clandestina veniva selezionato sulla base di due caratteristiche fondamentali: quella di essere ovviamente di sicura fede democratica e quella, altrettanto essenziale, di avere un così «basso profilo» politico, istituzionale e sociale da non esporlo né alla cattura da parte delle forze di invasione né alla denuncia dei fiancheggiatori indigeni delle potenze occupanti: quindi né esponenti di partiti o di sindacati, né sindaci o amministratori pubblici né persone di spicco del mondo sociale o imprenditoriale.

(6) Un'eccezione, rispetto a questa tipologia, è rappresentata dalla segnalazione, in data 18 novembre 1965, di una «scuola di addestramento comunista» nei pressi di Como; da una raccolta di appunti riguardanti la situazione in Jugoslavia; da una nota relativa alle possibili attribuzioni degli attentati in Alto Adige. Nel primo caso sembra trattarsi di una informazione casualmente raccolta da un aderente a Gladio e quindi «girata» al competente Ufficio "D»; le notizie sulla Jugoslavia derivano invece da un'attenzione per la situazione alla frontiera orientale che ha origini storiche (già l'organizzazione «O» svolgeva compiti di vigilanza, anche informativa, sulla minoranza slava in territorio italiano e sui suoi rapporti con la Repubblica socialista jugoslava).

(7) Nel già citato «Rapporto sulla situazione della Organizzazione S/B al 31 dicembre 1975» (si veda allegato 9) si legge tra l'altro: «a) nella fascia di confine italo-austro-jugoslava sono in corso di organizzazione tre reti informative per l'individuazione e la comunicazione degli Indizi di Allarme (reti Ida): b) tutte le reti in atto (informativo-operative), in particolare quelle del Friuli-Venezia Giulia e della Lombardia, sono state attivate ai fini informativi (situazione socio-economico- politica), sia per addestramento, sia per iniziare a creare la situazione locale di base sulla quale, in caso di emergenza, si dovrebbe impostare il lavoro di ricerca».

(8) La 1" Divisione, già Ufficio «D», è quella che si occupa del controspionaggio all'interno del territorio nazionale ed è sempre stata la struttura più importante, prima del SIFAR, poi nel SID ed in ultimo nel SISMI. Il suo archivio è rimasto sino ad ora totalmente non indagato.

(9) Al momento dello scioglimento gli appartenenti a Gladio - secondo le informazioni fornite dai servizi alla Presidenza del Consiglio, e da questa trasmesse alla Commissione - risultano 622, di cui 45 deceduti. Tale numero coprirebbe l'intero arco della vita di Gladio, dal 1958 (anno dei primi arruolamenti) al 1990. E comprenderebbe tanto i membri dei nuclei (408) quanto gli appartenenti alle unità di pronto impiego (214).

La procedura di reclutamento prevedeva le seguenti fasi: segnalazione (da parte di addestratori, capi nucleo, membri effettivi), acquisizione di informazioni tramite l'Ufficio «D», contatto e richiesta di adesione, addestramento. Tale procedura risulta avviata per 1.915 nominativi, con esito negativo nei due terzi dei casi (per mancata adesione del contattato o per accertamenti negativi). Di ciascuno di questi «negativi» - malgrado il mancato reclutamento - è stato conservato un dettagliato fascicolo nell'archivio della 7a Divisione. Negli altri casi (622), alle segnalazioni hanno fatto seguito gli arruolamenti e, per la maggioranza dei membri, l'addestramento (quando, per diversi motivi, l'addestramento non si è reso possibile), l'aderente è stato collocato «in riserva», pur rimanendo incluso nella lista dei 622 effettivi.

In base a questa suddivisione, la forza impiegabile nei vari anni è stata mediamente di 230-250 unità.

Resta da chiarire come sia stato possibile che ben 127 unità su 622 siano state arruolate prima che su di loro fossero assunte le necessarie informazioni, e come mai 4 unità che hanno dichiarato di non accettare l'arruolamento siano state incluse nell'elenco dei 622. Per 24 nominativi la segnalazione, e in alcuni casi la nomina ad «effettivo» furono fatte nonostante si trattasse di persone che avevano appartenuto ad organizzazioni fasciste (Partito Nazionale Fascista, Repubblica Sociale Italiana, Xa Mas)